- Magic Gladius -
 
III GIORNATA
 Battaglia tra i colli (protagonisti: Deste, comandante ausiliario del regno di Sollus e Syma governatore del quinto distretto del regno Nero)

Magic Gladius
 

Battaglia tra i colli

Trema la nebbia bianca sul campo di battaglia. Nei pochi spiazzi di terreno visibile, l'erba si stende a zolle che sfumano verso il giallo. Dovunque compaiono bandiere lacerate, armi spezzate e fetidi mucchi di cadaveri: impossibile distinguere le fazioni tra lo sconquasso. Tutto è bagnato, umido, pesante. I rami calpestati non si spezzano, tutto è scivoloso.

Lo schieramento del regno Nero ha esposto sul suo confine cadaveri di soldati del regno di Sollus offrendoli come pasto ad affamati rapaci. Un'idea di Syma, governatore del quinto distretto del regno Nero, un fiero non-morto dai lunghi capelli crespi.

Syma - "La battaglia si sta risolvendo in una sconfitta, le truppe nemiche che credevamo ridotte al nulla avevano tenuto i loro cavalieri veloci ai margine dello scontro, nella boscaglia! Sono stato uno stupido, abbiamo inseguito la fanteria, abbiamo annusato il profumo della vittoria, abbiamo immaginato i loro cadaveri appesi alle nostre lance e ora, siamo caduti in trappola nella gola di Froend dove duecento arceri aspettavano il nostro arrivo in posizione sopraelevata! Ci hanno condotti qui!"

Di tanto in tanto, nei momenti di attesa, lo sguardo dei guerrieri del regno Nero si fa in apparenza triste e sconfortato, come se davvero fossero disturbati dalla loro condizione di senza-vita. Tra la carne ammuffita e le ossa che sporgono pare di vedere il volto di esseri che non hanno avuto altro che un destino segnato fin dall'inizio.

Syma - "Morte e distruzione, siamo in cento nascosti in un fosso appoggiati l'uno sopra l'altro! Stretti d'assedio! Con il cranio appoggiato a terra! Non sentiamo altro che il sibilo velenoso di frecce che sfiorano i nostri elmi. La vista mi si appanna, non riesco a rimanere lucido! L'umidità mi impedisce di pensare." - Voltatosi - "I soldati tremano, i loro scheletri si stanno raffreddando..."

Un soldato - A squarciagola - "Se i rinforzi non giungeranno entro sera saremo schiacciati dalle forze di Sollus. Abbiamo bruciato tutto, nulla può più riscaldarci, nulla più ma i nostri corpi hanno bisogno di calore dannazione! Quanto odio queste terre bagnate!" - In preda al panico - "Odio i cavalieri, gli arceri e anche il regno Nero!"

Syma - "Se fuggissimo, Deste non ci inseguirebbe, so bene che deve far ritorno a Methymna al più presto, ma i nostri generali ci ridurrebbero in cenere! La materia inerte è il destino dei disertori! Cadremmo nell'Abisso Infinito ad alimentare l'odio che ci ha riportati fuori dalla tomba!"

Dopo quella riflessione Syma ripensa frastornato a come il generale Skaer una volta aveva risollevato sorti segnate di uno scontro considerato ormai perso; così la paura gli dà forza, disperato si alza in piedi e corre verso il suo cavallo: con questo, si lancia al galoppo di fronte alla lunga schiera di soldati e, incurante delle frecce, urla:

"Popolo delle fiamme, ascoltami! Oggi non vedremo la fine ma l'inizio di un nuovo canto che durerà fino a quando avranno voce le gole sgozzate dei nostri nemici!" - Roteando la catena fiammeggiante - "Sollevatevi! Dimostrate quanto possiamo ancora essere colmi d'ira prima della fine!!"

A queste parole, dai combattenti distesi, si alza un grido terrificante, così forte e profondo da coprire ogni altro rumore. Tizzoni ardenti scoppiettano dalle ossa sporche dei non-morti rinvigoriti e un forte odore di zolfo si diffonde ovunque. La massa si dirige informe verso l'altura dove stazionavano i soldati di Sollus. Gli arceri tremano, il loro comandante, Deste, inizia a muovere le dita inquieto; per due volte volge lo sguardo verso quel che rimane della sua fanteria che già si preparava a fare rientro. Cinquanta uomini, cinquanta famiglie.

Con il sussulto il calore intorno all'armata di Syma si fa più intenso. Più si avvicina più la temperatura aumenta. Deste, si asciuga il sudore dalla fronte, sa cosa significa. Quando un esercito di senza-vita alza il proprio calore al massimo è perchè sta tirando fuori le ultime risorse per un attacco intenso e disperato.

Gli arceri perchè non vengano colpiti dovrebbero indietreggiare e lasciare spazio alla cavalleria o a quel che rimane della disastrata fanteria. Avanzando nuovamente con la cavalleria il rischio è minimo ma qualche nobile potrebbe perdere la vita. Mandando la fanteria, a nord da una nuova posizione più protetta, gli arceri potrebbero colpire indistintamente nella mischia e terminare la pugna. Una scelta difficile ma non per Deste.

Deste - "Fanteria Cavesh, avanti! Alzate la bandiera, date ordine che gli arceri si preparino a scoccare al mio segnale." - Un sacrificio doveroso pensa Deste scuotendo leggermente il capo. Gli arceri ignari del bersaglio tirano, tra la nebbia le frecce cadono senza poter essere scorte. Nemmeno un soldato sopravvive alla pioggia di metallo. Il corpo di Syma non viene tuttavia ritrovato.

Secondo la legge la fanteria poteva essere impiegata per una seconda carica solo sul suolo del regno e solo in condizioni di inferiorità numerica. Nessuno sa cosa è costata la vittoria, nessuno immagina che le regole di guerra del regno di Sollus sono state infrante.

Un mese dopo, il riconoscimento per la brillate operazione di Deste: nuove terre e possedimenti; con il sorriso e l'armatura tirata a lucido il comandante sfila di fronte al popolo: nella capitale i petali di rosa cadono dalle mura in segno di ammirazione. Solo Deste sa che quelle che sfiorano le sue spalle non sono rose ma gocce di sangue degli uomini che ha mandato al massacro.

CONTINUA...

 

 
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