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- Magic Gladius -
 
II GIORNATA
 Dolore, separazione (protagonista: Kosmos, giovane abitante della città di Darra)

Magic Gladius
 

Dolore, separazione

Sogni, effimeri momenti di desiderio incontrollato, aperture verso realtà che propaghiamo e di cui siamo spettatori e protagonisti allo stesso tempo. L'amore è un sentimento che induce l'uomo a sacrificare se stesso a scelte senza ragione.

Questa è la via che percorro ogni giorno, un viale alberato, sole forte di mezzogiorno, segni netti che tagliano l'oscurità dalla luce; cammino, sollevo un po' di polvere sulla terra arida e quando sono vicino alla mia meta, una casa diroccata, tutto si fa più silenzioso, niente fruscii di foglie, nessun uccello in cielo, l'ambiente prende toni sfocati e il calore bagna la mia fronte.

I miei passi si fanno più incerti, le mani inquiete. Mi fermo, mancano pochi passi alla soglia. L'angoscia di ciò che ormai vedo da più di un anno mi assale, stendo un braccio, il vecchio tronco bianco alla mia destra mi offre appoggio. La tensione si fa statuaria e condivido l'immobilità della natura che affronta senza pensieri o speranze i giorni che uno dopo l'altro concede loro l'Ingenerato.

Attendo, mancano pochi passi, eppure non riesco ad uscire dal ciclo che ogni giorno mi lega all'incapacità di proseguire oltre. Torno indietro e in fondo al viale recupero una palla di stoffa che ho lasciato il primo felice giorno in cui sono venuto a farti visita. Lo guardo, ne accarezzo con il pollice la morbidezza e lascio al mio occhio il compito di coglierne i dettagli, i segni di un passato felice.

Mi chiedo se sto immaginando quell'istante o se davvero non riesco ad andare a darle il mio aiuto. Mia amata, lo spettro che spaventa i miei pensieri è quanto di più terribile mi sia capitato, assume le forme più bieche e incostanti, tanto che nel suo inganno la mia mente ne è oppressa. Vorrei poterlo affrontare apertamente, come mi hanno insegnato a fare i miei avi ma la scelta della sfida pone l'ardua contraddizione di battermi con chi ti è più caro.

Aspetto tristemente che tutto questo abbia un lieto fine, quando tu ti ricongiungerai con il tuo corpo e gli spiriti non potranno più nulla contro la nostra unione. Continua nella tua missione e, te ne prego, non ti scordare di chi ti attende più della vita stessa. Torna presto, prima che il mio cuore smetta di battere, il respiro di soffiare... Ogni mio giorno sprigiona amore.

Non vivo più nel villaggio, temo di sorridere e tradire la fedeltà che mi lega a te. Sono cresciuto ormai, un uomo. Sto solo in una vecchia tenuta sulla collina, quella che tu nelle notti afose mi dicevi essere la porta verso la Volta, allora non capivo, ma ora anche io vedo il mio manto di stelle, i tuoi occhi tra gli astri splendenti, il tuo sorriso nelle costellazioni, la tua voce perduta nel vento.

Ieri il comandante di fanteria è venuto a dare dimostrazione dell'efficienza delle nostre armate, in mezzo alla folla mi sentivo solo e pensavo a come avresti riso della tracotanza di quel guerriero ignorante mentre esaltava la mira di quegli arcieri-giocolieri che si portava appresso. Quanto è stupida la guerra.

Cercava nuove reclute da mandare al macello in fanteria Cavesh. Tutti ad urlare esaltati. Nessuno ritorna dalla fanteria Cavesh. Glorie ed onori, si ma in quale vita? Vedo negli occhi di quei miei coetanei tanta stoltezza. In tutti tranne che in uno.

Uno di loro mi aveva incuriosito, perchè se ne stava lì per terra a gambe incrociate, era grande e grosso ma il suo sguardo trasparente, sembrava che avesse già idea del fatto che gli scontri non avrebbero avuto la meglio su di lui, o qualcosa di simile. Decisi di andare ad interrogarlo, la curiosità fu più forte della timidezza.

Doveva provenire da una città vicina perchè non lo avevo mai incontrato in paese. Quando fummo uno di fronte all'altro, prima ancora che potessi aprire bocca, quello si alzò di scatto e mi gettò a terra con una spinta. Mi disse che odiava essere osservato, mi voltò le spalle e se ne andò. Nessuno mi fece caso, aspettai allora qualche secondo, mi rialzai e gli gridai di riprovarci. Quel bastardo non si voltò: nei fui particolarmente rincuorato, non possedevo nemmeno un bastone per difendermi da quella montagna di muscoli.

CONTINUA...

 

 
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