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- Magic Gladius -
 
XV GIORNATA
 Ferite aperte (protagonisti: Aran, Sisal e Arkdes)

Magic Gladius
 

Ferite aperte

Ha gli occhi irritati, gocce di sudore scivolano irrispettose sulla sua sacra fronte. Ogni pietra che Sisal osserva calpestare ad Aran diventa una meta sempre più irraggiungibile. Le gambe si fanno pesanti, i tendini stridono più dolore ad ogni contrazione. Esaurite le parole a riguardo dei pressanti accadimenti i due fuggiaschi non hanno nulla di che interloquire. Non si guardano negli occhi e fingono di tacere per risparmiare fiato.

Di tanto in tanto qualche frutto maturo cade dagli alberi: piccole variazioni nel susseguirsi di fruscii di foglie secche calpestate. Mentre nella mente di Aran la fatica non tange il desiderio di raggiungere la delegazione, il druido ansima ormai privo di forze, ad ogni espirazione sente l'oppressione dei suoi polmoni, così, ad un tratto, il silenzio si spezza.

Sisal - Quasi vaneggiando - "Aran, il sole, in relazione al nostro moto... Anf! Ha raggiunto una posizione appartenente alla retta perpendicolare allo stesso..."

Aran - Perplesso - "Cosa? potresti parlare più chiaramente?"

Sisal - "Voglio dire che siamo a metà di questa giornata e... Anf! Camminiamo da troppo tempo...!" - Barcollando - "Io, io non ce la... Fa... Faccio..."

Aran - "Con tutto il rispetto, non conviene che ci fermiamo, un orco cammina e corre con una resistenza quattro volte superiore ad un uomo comune. Per non parlare di quello che riescono a fare quando..." - Allarmato - "Fermo! Non fiatare!"

Sisal - Con poca lucidità - "Che succede? Non percepisco presenze..."

Aran - Preoccupato - "Non lo senti questo odore?"

Sisal - "Quale odore?"

Aran - "Aspettami qui."

Il vampiro appoggia l'ardocoda ad un tronco cavo, si abbassa, porta il suo potente fiuto a contatto con il terreno, fino quasi ad immergere il naso nel fango. Sisal è troppo stanco per capacitarsi di cosa sta accadendo e rapidamente cede all'opprimente spossatezza. Prima di cadere nel sonno ha però una visione, fumi di battaglia, Frodend. L'accampamento deve essere stato attaccato.

Nel frattempo, rapido come un lupo affamato, il guerriero raggiunge la fonte della pungente esalazione avvertita. Sente di esserne attratto in modo irrefrenabile, quasi istintivamente. Poi una lacrima.

A terra c'è una figura umana, zigomi segnati, una barba folta grigia e nera, labbra sottili, ferite rimarginate su tutto il corpo, tutte tranne una che trapassa da parte a parte il suo torace. C'è una lancia conficcata nel suo sterno.

Berg. Compagno fedele di tante battaglie. Caduto in modo così banale, una trappola piazzata da chissà chi. Non c'è il tempo di dargli degna sepoltura. Aran afferra con forza il petto del cadavere e ne squarcia l'ampiezza. Dall'apertura già presente, il sangue cola ancora caldo. Si può bere. Denso, scuro, inebriante, nel pianto soffocato e singhiozzante scivola sulle labbra, condotto dalla lingua per poi confluire nella gola. viene assorbito immediatamente dai tessuti circostanti. Si trasforma, prende nuova vita, l'incantesimo si perpetua: le tempie vibrano, gli occhi si contorcono, il cuore batte all'impazzata, i muscoli sussultano. Nuove forze, nuovo potere per Aran.

Uno spettacolo sublime, agghiacciante e Sisal è lì, alle sue spalle, lo osserva quasi terrorizzato. Un druido che trema. Uno studioso che conosce i vampiri più di quanto è concesso a loro stessi, eppure, una sensazione di vuoto, impotenza e paura invadono quello che dovrebbe essere un simulacro di imperturbabilità: distaccato, distante da ogni passione ed emozione. Ogni certezza crolla.

Aran - Voltatosi - "Mh? Sei lì da molto?"

Sisal - Cercando di ricomporsi - "Chi era?"

Aran - Con occhi tersi - "Fate tutti la stessa domanda... Forse il mio migliore amico..." - Dopo una breve pausa fatta di sguardi persi - "Rimettiamoci in marcia."

Sisal - Nella mente - "Cosa devo pensare di tutto questo, la mia mente... Quella che, fino a poche lune fa, credevo uno scrigno inviolabile è ora sconvolta, la solitudine mi ha indotto a pensarmi divino, imperturbabile e ora, per la prima volta fuori, fuori dalle fronde che mi hanno protetto... Mi sento nudo, inadeguato... Schiavo delle circostanze... Mi mancano le pareti verdi che definivano il mio mondo... Per ogni direzione verso cui volgo lo sguardo corrisponde una diversa immagine, un colore inaspettato. Rosso sangue, nero morte, rosa amore... Perchè?"

Aran - Cercando di stimolare l'orgoglio di druido - "Va tutto bene?"

Sisal - Con sguardo fisso nel vuoto - "Dobbiamo fermarci, Arkdes deve ricevere le mie cure."

Aran - "Impossibile. Ci raggiungeranno e ci faranno a pezzi! Dobbiamo raggiungere il mio esercito a Frodend!"

Sisal - "Il tuo esercito non potrà darti retta, hai violato le leggi, ti sarà contro. Faremo come dico io. Sono un druido e mi devi fedeltà l'hai dimenticato?"

Aran - "Tu hai infranto le leggi per primo! E poi non fa nessuna differenza, i miei uomini mi seguirebbero fino in capo al mondo! La logica è che..."

Sisal - Interrompendolo - "Se davvero gli orchi camminano quattro volte noi ci raggiungeranno comunque! Non conosci l'uso del calcolo della distanza tra due punti attraverso riferimento? La torre di Raufen più vicina dista da Frodend..."

Aran - Indispettito - "Non mi interessa! Che cosa pensi di fare dall'alto della tua sapienza quando saranno qui? Non siamo in grado di fermarli tutti nemmeno con la tua magia!"

Sisal - "Non conosco ancora lo scettro di Secruel, è troppo potente per essere impiegato senza esperienza. Useremo ciò che davvero abbiamo come vantaggio sugli orchi: la testa."

Aran - Rozzamente - "Eh?"

Sisal - Sarcasticamente - "E va bene, ciò che, io, ho di vantaggio."

Aran - "Ascoltami bene! Io sono un vampiro, posso correre ben più veloce di un orco e giungere a Frodend entro sera! Chi mi obbliga a rimanere qui a farmi sgozzare? Un dannato druido che ha paura della sua ombra?"

Sisal - "No, il tuo cuore."

Aran - Furente - "Ho appena straziato il corpo del mio migliore... Soldato per nutrirmi, non ho un cuore maledizione!"

Sisal - "Ti sei fatto carico della sua anima e hai preso il suo pugnale, vuoi consegnarlo alla sua famiglia come si faceva tanti anni fa per rendere onore ai caduti. Sei un ottimo guerriero ma io sono un ottimo osservatore, i tuoi occhi sono ancora quelli di quel ragazzo semplice che si rompeva la schiena per la sua famiglia."

Aran - Distratto - "Cosa ne sai, tu non eri ancora nato, ti sbagli... I tuoi poteri devono essere provati."

Sisal - Sorridendo - "Già... Ascolta, non ti ho ancora ringraziato per avermi liberato, ti ho messo in una pessima situazione, perdonami."

Aran - "Non buttare parole al vento. Lascia che ti dica io una cosa... La vita è sempre difficoltà, ciò che conta è il coraggio con cui l'affrontiamo! Non importa se vinceremo o verremo sconfitti, quello che rimane è ciò che ci deve pesare... Ciò che non abbiamo fatto, tutto quello a cui abbiamo rinunciato, capisci? Che significa morire, essere torturati se lo stai facendo per difendere la tua terra? Cadere qui per mano dei nostri stessi guerrieri sarebbe invece..."

Sisal - Con espressione ferma - "C'è del vero nelle tue parole ma ti garantisco che non accadrà... Ora aiutami dobbiamo rimuovere la cenere dai germogli di Arkdes altrimenti faranno infezione, dobbiamo lavarla..."

Aran - Inaspettatamente - "E va bene... Andrò a cercare dell'acqua, affido la nostra vita nelle tue mani, confido che il tuo piano abbia successo."

Sisal - "Grazie."

Il druido rimane solo con la giovane che ha carpito la chiave delle sue passioni. Svenuta, avvolta nel mantello verde di comando di Aran. Sisal si inginocchia e posa la sua testa sulle sue gambe. Il cuore di lei dialoga a battiti incomprensibili con quello del suo salvatore, non lo ha ancora visto con gli occhi ma lo ha avvertito profondamente.

Tutto in Arkdes si è irrigidito: quello che prima era liquido ora è solido, nulla si muove, la pelle prende via via un colore sempre più olivastro. Occorre bloccare l'organismo parassita morente; è  necessario agire prima che abbia consumato le energie vitali per completare l'innesto. Metà della testa di Arkdes è coperta da una sostanza mielosa verde, un misto di cenere e sangue coagulato.

Il druido dovrà tagliare una parte della sensuale chioma che prima splendeva. Fattosi coraggio, inizia a sfregare il suo piccolo falcetto sul cuoio capelluto, a partire dalla fronte. Mai la sua veste candida si era macchiata tanto. Mai la sua integrità. Il taglio è finito e Aran è tornato con un recipiente di foglie di Pelia, è colmo di acqua di sorgente. Mentre una dolce mano lava il viso del semi-spirito, in lontananza si odono voci e passi impetuosi.

Aran - "Perchè le hai tagliato metà dei...? Come sta?"

Sisal - Pensieroso - "Non... Non lo so... Dobbiamo portarla in un luogo pulito e sicuro per poterla liberare dal simbionte... Sperando che non si sia già esteso a tutti i centri nervosi. L'unica certezza è che in mancanza di radici non è in grado di trarre i sali minerali necessari ad un suo ulteriore sviluppo... Inoltre dovremo trovare del sangue simile al suo... Tu saresti in grado di..."

Orco - Sbavando - "Guaaaarrgh! Urf! grug!"

Aran - Sguainando la spada - "Sisal, sono già qui!"

Sisal - "Prendi il tuo mantello, copriti il viso di fango e corrigli incontro!"

Aran - "Cosa? Non dirai sul serio!"

Sisal - "Fai come ti dico! Corrigli incontro agitando la spada e il mantello! Sono poco intelligenti e non riconoscendo il tuo volto penseranno che sei un comandante in cerca di rinforzi! Cercano un druido e non conoscono la tua faccia! Io mi nasconderò, tu guidali fino a Frodend, là è in corso uno scontro!"

Aran - "Pazzia! Come puoi saperlo? Sarebbe questo il tuo maledetto piano?"

Sisal - "Si e funzionerà, ho avuto una visione prima di addormentarmi: l'aiutare una guida di uomini liberi fa parte dei protocolli militari delle nostre squadre d'assalto! Gli orchi hanno l'obbligo di seguirti! Fidati di me!"

Aran - "Anche se sono immortale, non potrò aiutarti se il trucco non funzionerà... Mi ridurranno ad un... Eccoli! Augurati che non abbiano una guida Sadig..."

Sisal - "Correrò il rischio."

Aran si fida di Sisal e si presenta con il viso coperto di terriccio al gruppo di orchi. Il suo profondo urlo di guerra riecheggia nei timpani di cinquanta orchi. La lama segnata della sua spada si erge di fronte alla brutale e dirompente forza d'assalto di Montrak...
 

CONTINUA...

 

 
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