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- Magic Gladius -
 
I GIORNATA
 Pensieri oltre confine (protagonista: Comandante degli angeli oscuri)

Magic Gladius
 

Pensieri oltre confine

Gli occhi dei neonati distinguono a malapena la luce dall'ombra, non riconoscono chiaramente i colori ma... ricordo tutto di quel giorno. Quella frazione di secondo che ha attestato la mia esistenza in un'altra dimensione... i volti dei medici con le mascherine, le urla, la commozione, il pianto e il mio respiro. L'unico che mi fu concesso...

Agh la chiama Rimembranza.

Non conobbi mai mia madre. Le mie mani caddero inerti e i miei polmoni tacquero prima di poter mettere a fuoco il suo viso. Invece di crescere, di giocare, di dare gioie e delusioni ai miei genitori venni preso, venni portato via. Un essere sovrannaturale tagliò il ramo a cui la mia acerba vita era appesa.

Occhi grandi, iniettati di sangue, dipinti del colore dell'oro... una barba folta e lucente, un'armatura di bronzo, lunghe e abbaglianti ali bianche... una visione...

Appena si parò di fronte a me iniziai a capire, ad avere autocoscienza. Provai una sensazione di pienezza e al tempo stesso un  vuoto terrificante... il fuoco nelle vene, le carni lacerate... il mio Icosh, la mia anima, si stava separando dal corpo. Mille rumori, echi, scricchiolii, voci e silenzi tutti assieme... provai a gridare ma la mia voce era sorda.

L'imponente saphiniri (angelo), mi lasciò cadere a terra. Quando mi rialzai stavo tramutandomi in pura essenza. Senza parametri di paragone credevo ogni attimo di più di aver raggiunto uno stadio di perfezione.

Illusione.

A poco a poco il frastuono si dissolse e le ferite smisero di tormentarmi. Di me era rimasto solo spirito, un etereo distillato di purezza. Eliminati i limiti fisici, nella mia mente infiniti suoni rintoccavano il battito palpitante del sapere... elucubrazioni di potere sconvolgevano i miei sensi rivoluzionati... d'un tratto, travolto da un turbine di pensieri, mi ritrovai adulto, in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo.

Potevo percepire l'essenza dell'universo senza ostacoli, il rimbombo della carne mi aveva lasciato. Provai una sensazione di pace senza paragone. Fu allora che la maestosa creatura alzò su di me il suo sguardo penetrante. Era al tempo stesso concentrata e impassibile, mi stava di fronte, in silenzio, come la montagna più alta si staglia imperitura sulle valli.

Non passò nè un secolo nè un secondo e, d'improvviso, mi si avvicinò. Da sotto quegli occhi pieni di passione, la bocca prese a muoversi di un moto che appariva sorriso. Un'espressione che nessun uomo avrebbe potuto produrre, una commistione di emozioni con infinite taglienti sfaccettarure.

Dalla sacca che portava legata alla cintola prese una maschera di metallo e, steso solennemente il braccio, me la mostrò. Incapace di intendere le sue intenzioni, fui incuriosito dal gesto e allungai a mia volta l'indice verso il nuovo stimolo. Appena sfiorai l'oggetto si accese, come luce nel buio, il mio urlo. Questa volta lo sentii distintamente. Mentre il mio viso si macchiava di smorfie di naudito dolore, stavo uscendo da quel luogo senza dove e senza quando.

La maschera iniziò a vibrare e il saphiniri mise mano al consunto manico della sua possente spada. Mi privò del capo.

Incastrò violentemente la maschera nel mio collo immediatamente cicatrizzato. Il male cessò. Provai una terza sensazione: lo struggimento di chi ha dimorato nell'essenza di un dio... senza esserne conscio... e l'ha poi perduta. Pochi attimi di infinito. Stavo precipitando. Avevo perso la possibilità di fruire pienamente della sua incolmabile potenza.

La mia colpa fu il desiderio.

Respinto come un insetto, venni catapultato nel tempo e nello spazio. Venni proiettato lontano dalla mia dimensione originale. La mia caduta stava squarciando il cielo di Katra. Come un tuono irrompe nell'aere, caddi, caddi e caddi ancora, come un meteorite nell'oceano. Centinaia di colonne d'acqua si alzarono e si vaporizzarono all'istante a contatto con il mio corpo incandescente.

L'istinto guidò le mie scapole e, squarciate spalle, lunghi tratti d'ossa pennuti frenarono la caduta. Ali.

Il desiderio mi aveva reso impuro. Mi aveva distinto dai saphiniri che posson godere della presenza dell'Ingenerato da quelli oscuri, da quelli esiliati tra i viventi. Per il cielo ero un rifiuto, ma a confronto con gli abitanti di Katra ero un dio.

Imparai che i saphiniri di casta più alta non possono entrare a cointatto con i mortali se non per volere dello stesso Ingenerato. Solo io e quelli come me, gli oscuri, possiamo operare direttamente nelle vicende umane. Dare, sottrarre potere... prendere, togliere vite... a noi tutto è concesso, siamo la rappresentanza terrena della potenza divina.

La libertà di agire nel bene o nel male che possiedo è completa. A quelli come me che vengono affidate le opere senza morale. Sono l'eccezione, l'ombra del fuoco. Privo del capo, privo della possibilità di vedere, sentire e odorare l'Ingenerato sono oggi divenuto il comandante degli oscuri.

Mentre volo sopra le teste di esseri che ignorano persino l'ipotesi, di qualcosa al di fuori della Volta dei cieli, rifletto, mi interrogo... mi chiedo incessantemente come sarebbe stata la mia esistenza senza la maschera. Essere mortale, limitato, fragile...

C'è una differenza profonda e disperata tra le strade che in qualche modo percorriamo accanto ai katriani... più li osservo, più provo pietà per il loro affannarsi, per le loro menti limitate, per il loro inutile impegno, per il loro dissolversi come onde d'acqua...

Da tempo colleziono oggetti provenienti dalla Terra, arrivati qui chissà come, chissà perchè... Agh sostiene che il lasciarsi coinvolgere dalle vicissitudini di esseri privi di significato sia sintomo di impurità, pensa questo possa intaccare la mia luce e il mio potere.

Può darsi che abbia ragione.

CONTINUA...

 

 
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