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- Gabriele D'Annunzio: vita e ideologia -
 
 Scritto da: VeNoM00
ARTICOLO IMMAGINE


La vita

Gabriele D'Annunzio nasce nel 1863 a Pescara, frequenta il Reale Collegio Cicognini di Prato dove si distingue per profitto e spirito ribelle. A 16 anni pubblica Primo Vere, in seguito si iscrive all'università ma non conseguirà mai la laurea, frattanto comincia a collaborare con alcune riviste. Nel 1883 sposa la duchessina Maria Hardouin di Gallese. Nel 1889 pubblica il romanzo Il Piacere. Nel 1891 pubblica Giovanni Episcopo e L'innocente e in fuga dai creditori si rifugia a Napoli. Nel 1894 si avvicina alla filosofia di Nietzsche e incontra Eleonora Duse. Nel 1898, divenuto deputato delle file della destra estrema, si reca con lei (per la quale stava anche scrivendo molto) nella sua villa sui colli fiorentini: La Capponcina. Nel 1910 si reca per 5 anni a Parigi e nell'anno successivo viene messo in scena Le martyre de Saint Sébastien, musicato da Debussy, e inizia a collaborare con il Corriere della Sera. Nel 1915 fa diverse orazioni interventiste, ovvero a favore dell'entrata in guerra dell'Italia, ma l'anno successivo per un incidente di volo perde l'uso dell'occhio destro; continua tuttavia a scrivere con l'aiuto della figlia Renata: la sua poesia diviene tuttavia molto frammentaria, anche dal punto di vista fisico dato che prese a scrivere su striscioline di carta. Nel 1917 compie varie imprese molto audaci come il volo su Vienna; finita la Grande Guerra, nel 1919, è sostenitore della teoria della vittoria mutilata (non furono infatti mantenute le promesse fatte da Francia e Inghilterra) e compie l'Impresa di Fiume, dove instaura la Reggenza italiana del Carnaro. Acquista una villa che trasformerà nel Vittoriale, una sorta di mausoleo. Nel 1924 Vittorio Emmanuele III gli consegna il titolo di principe di Montenevoso. Muore nel 1938.

Ideologia

  • superomismo: "il mondo quale oggi appare è un dono grandissimo largito dai pochi ai molti, dai liberi agli schiavi, da coloro che pensano e sentono a coloro che debbono lavorare", secondo D'Annunzio nella società esistono gli uomini e il super-uomo, l'aristocratico, superiore alla massa, che si distingue e che la guarda con distacco sprezzante ma non si sente un isolato, non ne soffre, anzi domina la folla e ne orienta i gusti e i miti con la forza suadente della parola;
  • estetismo: strettamente collegato al superomismo, è la volontà di fare della propria vita un'opera d'arte; "il verso è tutto e può tutto, può rappresentare l'umano e il sovraumano, il soprannaturale. Può raggiungere l'assoluto";
  • panismo: esalta il piacere inteso come immersione totale nella vita della natura per cogliere attraverso i sensi i suoi palpiti e i suoi richiami;
  • nichilismo: si rifà a Nietzsche e della sua idea della natura come flusso infinito che nasce dal nulla e ivi ritorna; a livello poetico si traduce in un'espressione misteriosa contrapposta alle immagini rumorose e sonore proprie del superomismo;
  • sperimentalismo: D'Annunzio è sperimentalista sia nella gestione della sua vita, eccezionale, costruisce razionalmente la propria immagine per gli altri; vi è un'altrettanto forte sperimentalismo anche nelle opere letterarie, ma non dato da un'eccezionalità di fantasia ma dalla grande ricettività della tradizione letteraria; ciò significa che D'Annunzio utilizza moltissime fonti e assorbe moltissime suggestioni e le travasa nelle proprie opere letteraria; Mario Pratz ha individuato una strategia usata da D'Annunzio per trovare alcuni vocaboli, ovvero egli non partiva dal concetto, ma dalle parole più straordinarie del vocabolario;

Questi concetti sono tra loro profondamente diversi, tuttavia nelle varie opere di D'Annunzio è possibile incontrare tutti questi elementi.

 


Ritratto di Grabriele D'Annunzio
 
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