|
Sabato 26 gennaio 2008 - 10.32.12 Il tema del
cuore mangiato
Il cuore mangiato nella tradizione folklorico-letteraria
Il motivo del cuore mangiato ha origini molto antiche, rituali e
magico-sacrali, e per questo è un dato di grande rilievo antropologico.
"Mangiare" il cuore del morto, per riceverne le più alte virtù morali,
presuppone un'interpretazione simbolica del gesto, diffusa nella
letteratura medievale e derivata da una lunga tradizione folklorica che
poneva nel cuore la sede dell'energia vitale e del coraggio.
Parallelamente all'ambito sacrale (in cui il sacerdote offre
virtualmente il cuore della vittima agli dei), si sviluppano col tempo
riti magici mantenutisi per secoli tanto da formare la tradizione del
rituale del cuore mangiato -in genere quello di un nemico ucciso- usato
soprattutto come mezzo per acquistare forza (si beve infatti
frequentemente anche il sangue dei morti). Ma mangiare il cuore del
nemico ucciso è anche un rito con cui il vivo tende a placare il morto,
ingerendone la parte più nobile, e a esorcizzare in tal modo l'eventuale
vendetta, perché l'uccisore, attraverso l'ingestione del cuore, si
identifica con l'ucciso.
Accanto alle funzioni magico-rituali e simboliche, il gesto del cuore
mangiato assume -soprattutto nella letteratura cavalleresca e
novellistica- un significato sinistro, di odio e di vendetta. In questo
caso si tratta del cuore "fatto mangiare": in genere è il marito tradito
che fa mangiare alla moglie il cuore dell'amante di lei.
La narrativa medievale è ricca di tali situazioni: una delle più note è
la vicenda del trovatore Guillem de Cabestaing, rievocata da Boccaccio
nel Decameron (IV, 9). Guillem era innamorato di Soremonda, moglie del
signore di Rossiglione. L'uomo, geloso, uccide il trovatore, gli strappa
il cuore, lo fa arrostire e lo dà da mangiare alla moglie. Quando poi le
dice cos'era ciò che ella aveva mangiato, Soremonda si getta da una
finestra e muore. Quando il re d'Aragona viene a conoscenza del fatto,
getta in prigione il marito e riunisce i due amanti in un sarcofago -su
cui fa scolpire la loro storia- che diventa meta di pellegrinaggi.
Un'interpretazione particolare del tema è offerta da Dante nella Vita
Nuova, dove il gesto del cuore mangiato si configura come gesto d'amore,
in un'atmosfera mistico-spirituale. Qui il significato dell'atto è in
gran parte capovolto rispetto alla tradizione letteraria perché nel
sogno del poeta Beatrice mangia il cuore ardente d'amore di Dante
"vivo": quindi l'atto è privato di qualunque componente espiatoria ed è
intellettualisticamente arricchito di complessi significati allegorici.
|

|