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Venerdì 22 dicembre 2006 - 09.10.11 Le donne nella scienza
Un iter lungo e difficile...
Nel campo della scienza le donne sono sempre state poco considerate poiché dall'alba
dei tempi ritenute fonte di male e impurità. Le donne che si interessavano di scienza
di solito erano accompagnate da una presenza maschile molto importante
per loro: un marito, un padre, un fratello (una specie di figura di
riferimento forzata). Tra le prime matematiche
possiamo ricordare Ipazia (IV sec. d.C.) che, sostenuta nei suoi studi dal
padre, visse ad Alessandria d'Egitto e costruì un "astrolabio" (le cronache del tempo dicono che
fu uccisa da una moltitudine di uomini brutali).
Nel passato se delle "femmine" pubblicavano qualche opera lo facevano
inevitabilmente con il nome del tutore o con
uno pseudonimo maschile, solo in questo modo le loro ricerche potevano
essere davvero prese in considerazione; difatti le loro scoperte venivano
attribuite ai rispettivi insegnanti. Le donne che si interessavano di scienza,
provocavano intorno a sé un'attenzione molto viva e le persone che le
circondavano facevano di tutto perché il fenomeno non si diffondesse.
Anche quelle che furono condannate come "streghe", erano considerate di
troppo proprio perché sapevano molte cose che una donna non avrebbe
dovuto assolutamente sapere; la gente intorno a loro sosteneva fossero
dotate di poteri magici, poiché conoscevano le proprietà curative delle
piante e molte altre nozioni di medicina, il cui studio e applicazione era
esclusiva prerogativa degli uomini, solo questi potevano svolgere il ruolo di
"medico", le donne, in quanto tali, no.
Le donne ebbero accesso alle università solo nel XIX secolo, ma spesso
non venivano accolte nella comunità scientifica e si ritrovavano di
fatto totalmente escluse. A volte le laureate smettevano completamente di occuparsi
di scienza e si dedicavano alla casa e alla famiglia, come era imposto
dalla società dell'epoca. Furono le università svizzere le prime ad
aprire le porte all'avvenire del "sesso debole". A quell'epoca le scienziate erano
considerate "poco femminili, troppo di testa e quindi poco di cuore, a
volte stravaganti e magari un po' ridicole". In Italia tra il 1887 e il
1899 si laurearono diciannove donne tra cui Iginia Massarini (la prima
laureata in Italia) e Cornelia Fabri. I premi Nobel assegnati alle donne
nel corso del Novecento sono solo undici, tra queste possiamo ricordare
Marie Curie, sua figlia Irene, Maria Mayer, Barbara McClintock e la
celebre Rita
Levi Montalcini.
Anche al giorno d'oggi, nonostante ci siano molte donne laureate in
campo scientifico i ruoli di rilievo nel campo della ricerca vengono
affidati per lo più a uomini.
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