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Articoli Evoluzione dei costumi e tolleranza?
L'artificio dell'intelletto che nasconde l'istinto




 L'evoluzione dei costumi e la tolleranza

A ciascuna idea ne corrisponde una contrapposta... Secondo alcune persone ad esempio la via da perseguire è quella della democratica condivisione del potere, altri credono che la strada giusta sia quella del totale assoggettamento ad un singolo uomo, altri ad un ristretto gruppo, altri ancora ad entità religiose... Chi ha ragione? Qualcuno ha ragione? Difficile esprimere un giudizio; al di là di ogni considerazione di merito, tutte queste concezioni vengono spesso esposte con la medesima forza ed efficacia. In realtà non sono le idee in se che ci interessano davvero ma le idee in quanto nostre; in ciò si evidenzia il fattore comune che contraddistingue ogni essere umano in quanto tale ovvero il bisogno di combattere, di imporre la propria versione, sempre e in ogni caso, sia in modo aggressivo (con guerre, dimostrazioni di superiorità fisica, ecc.), sia con metodi non violenti (come il pacifismo, libri, ecc.).

Nel corso della storia se è vero che siamo notevolmente cambiati rimane di fatto una natura intrinseca di derivazione animale, l'istinto di autoconservazione, la violenza che crediamo assopita. Non siamo altro che l'ennesima creatura nata per lottare e raggiungere lo stesso fine di sempre: l'imposizione della propria persona attraverso il mezzo fisico (armi, corpo, ecc.) o psicologico (idee, parole, ecc.).

Gli usi e i costumi si evolvono in una data direzione (positiva o negativa che essa sia) ma l'uomo se ne è sempre fatto scudo per poter imporre il proprio Io su quello di tutti gli altri. Per uno che ci è riuscito altri mille sono stati sottomessi attraverso evidenti soprusi, dolci giustificazioni, motivazioni concrete e fatue. Ma perchè l'uomo vuole costantemente prevaricare sui propri simili? Per il semplice fatto che ha paura di essere spodestato. Ci roviniamo a vicenda la vita in un complesso intreccio fatto di sfide aperte e celate: non siamo felici quando siamo sottomessi ma nemmeno quando abbiamo ottenuto il tanto agognato potere perchè in quel frangente non abbiamo più nulla da cercare, da conquistare e ci sentiamo come "canne vuote".

In nessun caso si può quindi essere felici? Se le nostre azioni fossero delle bottiglie piene d'acqua che vengono versate, il momento di vera felicità inizierebbe nel momento in cui la bottiglia è quasi vuota e finirebbe quando la richiudiamo... Abbiamo svuotato la bottiglia, era il nostro obiettivo eppure ci sentiamo smarriti adesso che non c'è più il liquido di cui volevamo liberarci... L'essere umano è felice solo quando cerca e non quando trova. L'uomo ricerca la vita migliore in assoluto e per ottenerla cerca di soffocare gli altri. In questo mostriamo il nostro limite: non esiste un'azione umana che non sia dettata dal bisogno (conscio o inconscio) di imporsi... E' il nostro cervello a farci ragionare all'interno di questo limitatissimo parametro, un giogo dal quale non si può fuggire.

Lo zero di questa discussione è il totale annientamento di un intelletto fasullo in favore di un istinto che, tradotto in altri termini, fa corrispondere all'ipocrisia umana uno stato di inferiorità al mondo animale (notevolmente più votato alla conservazione della specie).

 

Scritto da:
aFiGoZ


 
 









 
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Risposta 2

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