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Martedì 28 settembre 2004 - 15.06.54 Fahrenheit
9/11
Il film di Moore contro l'amministrazione Bush
Dopo il successo mondiale di "Bowling a Columbine", sulla irrazionale
diffusione di armi negli Stati Uniti, l'acuto Michael Moore si dedica a
un tema quanto mai spinoso e attuale: il post 11 settembre. Il suo
documentario, esplicitamente di parte, si prefigge di fare
contro-informazione denunciando i loschi traffici di Bush (George padre
nell'ombra, George figlio sotto i riflettori) e del suo staff per
difendere i propri interessi personali piuttosto che quelli dei
cittadini da cui ha, pardon avrebbe, ricevuto mandato presidenziale. Il
punto di partenza è infatti la contestata elezione con cui, per una
manciata di discutibili voti, Gore fu sconfitto da Bush. Per poi passare
alla tragedia dell'attentato al World Trade Center e a tutti i giochi di
potere successivi, fino alla politica del terrore costruita a tavolino
per giustificare guerre contro regimi dittatoriali lontani, tra le cui
gravi colpe la più cruciale è il prezioso oro nero da cui dipendono
sempre più le sorti del mondo. Questa è la trama. Nient'altro.
Questo nuovo film documentario di Michael Moore, questo Beppe Grillo,
meno acuto, meno caustico e incisivo ma anche più comunicativo e
demagogico, d'america. Già perché lo stesso Moore, simbolo di una
sinistra che in Italia (dato che solo qua esiste) chiameremmo
movimentista, girotondista finisce per essere lui stesso simbolo
dell'america che tanto odia… Già, quell'america obesa, figlia di
McDonalds, egocentrica e qualunquista, figlia dei media e di tutto ciò
che è mediatico.
Tutto il documentario è basato sulla contrapposizione tra Bush e Moore,
alfiere della liberta illusoria uno e novello Laoconte l'altro. Moore è
stupito di come il mondo non si possa accorgere della bestialità
tremenda di Bush, del suo comportamento criminoso e tenta di palesarci
ogni sua malefatta.
Che palle!! A parte alcuni suoi lapalissiani errori come quando ci
propina che il mefistofelico Walker passa più tempo in vacanza che a
compiere il suo dovere di caput mundi citando come fonte il “New York
Times” però scordando guarda caso di aggiungere quella nota presente sul
più famoso giornale di New York, cioè che nelle vacanze sono conteggiate
anche le visite ufficiali di George all'estero, le quali sono tutt'altro
che piacevoli vacanze...
Insomma il film è inguardabile e sconsigliabile dal punto di vista
contenutistico, senza una buona coscienza critica, zeppo di errori e
demagogia ma indubbiamente si riscatta dal punto di vista filmico.
Il film è, come sempre in Moore, ironico e divertente, solo alcuni
tratti, soprattutto nel finale tremendo, è fuori ritmo. Questo fa di
Moore un grande regista, anche se bisogna indubbiamente considerare
l'inferiorità di Fahrenheit 9/11 rispetto a Bowling for Colombine,
sicuramente più coinvolgente e sferzante, ritmato e incalzante. Try
another time!
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