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Articoli L'essenza che non ci esprime
Siamo fatti tutti della stessa infinitesima solitudine




L'essenza che non ci esprime





 L'essenza che non ci esprime

Ogni giorno, nel nostro corpo, una moltitudine di cellule muore e altrettante ne prendono il posto. Per ogni informazione che il nostro cervello assimila, per ogni dato che la nostra memoria recepisce quanti ne scordiamo? La realtà in cui viviamo (o meglio, in cui ci pare di vivere) sembra non avere costanti ed essere un continuo mutamento inconsapevole, una ruota che sì, si ripete ma mai esattamente nello stesso modo.

Se è vero che nell'arco di tre anni compiamo una muta integrale, un ricambio completo di cellule, chi siamo adesso, che cosa eravamo ieri? E cosa domani? Andiamo oltre le cellule: il ricambio si ripete passando senza sosta il testimone, siamo simili ma mai uguali. L'unica costante sembra essere questa pazza metamorfosi estesa nello spazio e nel tempo (ammesso e non concesso che questi esistano).

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si muove, tutto muta; persino l'energia contribuisce abbracciandoci o abbandonandoci a definirci. Continuiamo a mescolarci e separarci, parti vitali si amalgamano ad altre inerti senza sosta. Cosa siamo? Piccole parti di un grande tutto armonioso o particelle infinitesimali che "cozzano" le une contro le altre, violentemente, senza mai trovare la pace di una stabilità e di un'unione definitiva?

Nessuna delle due cose, anche il concetto di unione è molto equivoco, la sensazione che proviamo quando ad esempio quando tocchiamo le nostre mani è fasulla, le parti microscopiche che ci definiscono si respingono e il contatto non avviene in alcun modo. Siamo fatti tutti della stessa infinitesima solitudine, poeticamente è come se il movimento fosse una ricerca di pace costantemente disillusa.

Siamo un insieme di miliardi di miliardi di enti e nessuno di questi, singolarmente, ci identifica univocamente. In questo senso da e verso chi sono emanati i nostri sentimenti? Che senso può avere amare/odiare un mucchio di parti che tra non molto si riavvicineranno a "noi", diverranno inerti, vitali e ancora inerti senza apparente fine?

Non c'è falsità nel dire che in noi ci sono parti di esseri estinti da secoli, piante, animali, minerali e molto, molto altro ancora. Pare quasi che sia il numero, le interazioni, la disposizione a definirci e non la nostra essenza che, in fin dei conti, è la medesima per tutti.

Non c'è nè merito, nè colpa nella danza che ci lega, siamo partecipi di un girotondo di enti incapaci di decisioni, ad ogni causa sta un effetto e viceversa, ci mancano solo un inizio ed una fine per poterci dire completi ma forse, forse anche le idee di inizio e fine sono concetti irrazionali, derivati dalla causalità che riscontriamo nel loro ipotetico mezzo.

Eppure non è detto che ci sia nulla di vero nemmeno in questo. La nostra percezione ci potrebbe trarre in inganno, i nostri cinque ridicoli sensi potrebbero non darci un'idea concreta e completa della realtà.


 
 









 
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