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Venerdì 21 ottobre 2005 - 12.14.07 Il piacere: quale la sua vera natura? Come procurarselo?
L'euforia dell'attimo prima e la delusione dell'attuazione...
"La noia non è altro che il desiderio puro della felicità non
soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere"
(Leopardi).
Nella società odierna, piena di regolamenti obblighi e costrizioni,
l'uomo impossibilitato nell'esercitare un potere di tipo "legislativo"
(es. "io stabilisco che da ora in poi si farà...") si ritrova spesso
spinto a sfogare la propria frustrazione e repressione nella
disobbedienza alle regole.
La maggior parte dei momenti che producono piacere sono oggi infatti riconducibili ad un'unica
matrice: la trasgressione; tutto ciò che sfugge a imposizioni morali e
legali provoca, nel profondo dell'animo umano, un'incoercibile e
contraddittoria passione: un desiderio tendente al disordine in un
essere naturalmente incline alla regolamentazione. In sostanza
l'impossibilità di imporre se stessi sugli altri con "leggi" di
carattere coercitivo viene compensata con la "ribellione dell'io" alle
stesse prodotte da altri (stato, "moralità comune", ecc.).
Casi interessanti di questa "violazione appagante" si trovano di frequente
in quelle circostanze appena prima della concretizzazione di un
desiderio dove l'immaginazione contraddice e supera di gran lunga la realtà effettiva di ciò che
seguirà poi. Questa specie di "trasgressione interiore negativa" (ovvero
non esteriorizzata) porta con se però esiti sfavorevoli. Difatti, quando ci
si aspetta una grande gioia, il momento di attuazione della
stessa risulta, invece che il culmine dell'aspettativa in positivo,
l'inizio del rapidissimo degrado della condizione di "felicità". Contrariamente a quanto ci si potrebbe
comunemente aspettare, il momento di massima
esaltazione coincide invece con il momento appena precedente alla
concretizzazione di ciò che si identifica ancora come un "to be going to"
("stare per fare"): "L'attesa del piacere è essa stessa piacere" (Lessing).
Dalla "delusione" causata da un fatto di carattere puramente positivo è facile
poi traslare il ragionamento verso un gradino più in basso della condizione
umana: lo stato medio (inteso nel senso di "non felicità e nel contempo
"non
sofferenza"); in pratica, così come un'aspettativa troppo positiva si può trasformare in
lieve delusione, un momento già immaginato come "normale" può tramutarsi
in una vera e propria rovina.
In maniera speculare bisogna sottolineare anche che, tuttavia, un'attesa
angosciosa di un fatto negativo, può a sua volta evolversi in una
sorpresa di carattere estremamente positivo; allo stesso modo,
l'incombere di situazioni deludenti può dare adito a sofferenza ma lo scamparne l'attuazione
(la "fuga") può
addirittura provocare piacere intenso (ma molto breve).
L'aspettativa è quindi riconducibile, anche se in maniera apparentemente
illogica, alla struttura della disobbedienza: la suddetta "fuga" è difatti una
tipologia della trasgressione tanto quanto lo è la curiosità che deriva dall'attesa.
Attendere
immaginando l'attuazione dei
propri pensieri positivi è una "trasgressione" ai limiti temporali e causali
della realizzazione stessa nel piano mentale...
Il fascino ad esempio di un oggetto può scaturire anche solo dal
fatto che esso è difficile da vedere... Forse in ultima istanza banale ma,
prima della sua scoperta, perfetto e conforme alle mutevoli esigenze
della psiche; da ciò ci si ricollega quindi al fattore "ricerca" (o
"caccia") come massima espressione della felicità umana.
Quello del piacere è tuttavia un attimo breve e solo chi è in grado di
capirne le dinamiche può viverne un lasso di tempo dilatato rispetto
alla norma. Per fare ciò è in primo luogo necessario confrontarsi con la
propria "interiorità" e capire che l'avere desideri negativi (anche
infimi) è normale: il vero sbaglio consiste nel compimento sul piano
riconosciuto come "fisico" dei pensieri (malevoli) in questione. In secondo luogo, se accettiamo il presupposto che l'uomo
più sofferente è quello che non può
soddisfare i suoi desideri e che quello più vicino alla felicità è chi li sta per realizzare, possiamo arrivare ad affermare che
solo un determinato modo di vivere può portare allo stato di
"estasi prolungata" (la dilatazione
appunto).
Il modo di vivere più "estatico" è sostanzialmente quello di
chi segue
la scintillante via della "fantasia"; solo l'uomo che riesce a sublimare il proprio desiderio
(negativo) in maniera
"concretizzata", ma esclusivamente legata alla dimensione psichica, è in
grado di provare il piacere più protratto ed intenso: "Il divieto non
significa necessariamente astensione, ma la pratica sotto forma di
trasgressione" (Epicuro).
Da ciò consegue che, non concretizzando il desiderio (positivo o negativo),
l'uomo non ne
potrà mai rimanere deluso nella sua evoluzione e nel contempo potrà
usufruirne per un lasso di tempo superiore definito in rapporto
proporzionale alle potenzialità della sua mente.
Una critica che ragionevolmente si potrebbe muovere a questa linea di pensiero è quella
che così agendo si sostituirebbe all'azione reale un'utopistica dimensione di
sogno: a questa affermazione si potrebbe rispondere che non nell'abuso
di questa tecnica si può trovare la giusta via di espansione della
propria vita e che quest'ultima sarebbe fondamentalmente una risposta
alle pressioni immorali del proprio io (non a quelle morali); in secondo luogo è facile capire che la realtà che ci trasmette il nostro
(soggettivo e insicuro) occhio
non è assolutamente detto che sia quella "corretta" rispetto ad una dimensione per così dire
"onirica" o utopistica (ciò che arriva al nostro occhio, come ci ha già
indicato Parmenide, non sono altro che supposte interazioni luminose di
oggetti di cui non possiamo con certezza percepire nulla, nè forma, nè colore, nè
l'esistenza stessa).
La vera realtà è quella che si sceglie di prendere per tale: è stolto
chi crede che esista solo un mondo ed un solo universo: ogni mente è un
universo senza confini.
Il "male" ha forse la sua prima origine nell'attaccamento eccessivo al "reale", alle
proprie "cose" e alle "proprie persone" (anche queste possono essere
possedute). Se tutti capissimo di essere
costellazioni sorelle uguali nella sostanza ma diverse nella
realizzazione forse oggi ci sarebbero molti meno "universi spenti".
Dalla disperazione presente nel mondo occidentale si consegue
purtroppo che la mente è uno spazio poco sfruttato dall'uomo.
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