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Sebbene in un rapporto serio sia inequivocabilmente
la sostanza a fare la differenza, inevitabilmente, ad un primo impatto, ciò che dà il via a
tutte le fasi successive è proprio la componente esteriore. Quell'insieme di sensazioni, apparenze,
fisicità e "stile" è l'unica cosa che davvero può essere, nel bene
o nel male, immediatamente recepita da chiunque. Ecco perchè occorre dare
una certa rilevanza anche ad un aspetto che in teoria sarebbe "secondario".
Purtroppo capita troppo spesso di sottintendere le nostre
potenzialità/qualità dandole per scontate: per chi non ci conosce non siamo
altro che una scatola chiusa di cui si ignora il contenuto.
Se ben ci pensiamo c'è differenza tra una persona che si dimostra con nuove
conoscenze scortese e/o
sempre imbronciato rispetto a una che, ad ogni occasione, sfoggia un sorriso
a trentadue denti e battute coinvolgenti. Il fatto che la seconda persona di
cui abbiamo accennato raccolga successi immediati non vuol dire che questa sia davvero
più interessante della
prima, anzi, potrebbe tranquillamente darsi il contrario; qual è la
differenza allora? Perchè è sempre la seconda figura a riscuotere il
maggiore successo? Risposta: perchè propone un'immagine di se impeccabile e dotata di
un potere coercitivo senza pari. Gli errori che senza accorgerci commettiamo
hanno origine in una o più componenti del nostro apparire,
vediamo alcuni esempi molto comuni:
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Pose irregolari che evidenziano difetti (postura, modo
di camminare, ecc.).
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Abbigliamento davvero troppo scorretto (colori, stili
che oltre ogni concezione risultano orribili).
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Smorfie da "schizzinoso", "babbeo", "musone", "altezzoso",
"nevrotico",
troppo "umile", "maniaco" o "aggressivo".
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Atteggiamenti di paura, tensione, insicurezza,
esagerata fierezza o
eccessiva serietà.
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Volgarità di qualsiasi genere nonchè eccessiva
educazione (anche questa a volte, raramente, indispone).
In determinati casi potrebbe essere anche solo timidezza a separarci dal restituire il nostro
vero ego, incapacità di dare fiducia alle persone che ci troviamo di fronte
o semplicemente timore di sfigurare, di non reggere il nostro stesso "ruolo".
Niente di più sbagliato e contraddittorio.
Il fatto di non voler vestire i nostri stessi panni
ci obbliga a vestirne altri che non ci si addicono e i risultati che
otteniamo non possono essere che infinitamente più scarsi di quelli che
potremmo conseguire dando limpidamente la nostra vera personalità.
Studiamoci allo specchio qualche volta e rendiamoci conto di quanto capita
di risultare ridicoli con espressioni ed atteggiamenti che involontariamente
assumiamo. Ecco ad esempio alcune cose da tenere ben presenti:
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Mai uscire con frasi che paralizzano un discorso.
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Sorridere, sorridere sempre e fare battute simpatiche.
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Mai seguire ma farsi semmai seguire.
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Mai far capire o credere che stiamo "sbirciando".
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Focalizzare il proprio interesse sentimentale senza
trascurare (con
il dovuto distacco) eventuali rivali.
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Dimostrare classe e stile senza eccedere in vanitosi e
ridicoli "virtuosismi".
Ad ogni modo, non confondiamo, l'esteriorità è solo una percentuale ridottissima
di ciò che conta in rapporto
serio, si potrebbe dire che rappresenta un "inizio",
in qualche modo una "pubblicità" del proprio io, un "assaggio". Se quindi è un rapporto duraturo che cerchiamo,
conviene esporsi in piena sincerità: fornire un'immagine distorta non può
difatti che convertirsi, presto o tardi, in una delusione al calare del
sipario di un'insulsa "recita" (sempre
che questa riesca ad avere inizio).
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