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Love No al primo appuntamento: cosa fare?
Cosa fare dopo aver ricevuto un "no" al primo appuntamento?


Molte volte capita di provare ad uscire con un ragazzo o con una ragazza e, dopo una serata passata bene, di trovarsi a voler approfondire il rapporto o addirittura a voler dichiarare i propri sentimenti. In certi casi va bene e in altri no, in questa trattazione parleremo del secondo caso. La reazione più ovvia e purtroppo più deleteria è quella di: insistere, chiedere motivazioni, cercare di ragionare, dimostrarsi frustrati, cercare pietà, adirarsi (e così via). Niente di più sbagliato: comportarsi in questo modo, anche se è (quasi) consequenziale, equivale a incrementare quel qualcosa di negativo che ha fatto desistere il/la partner dall'approfondire il rapporto con noi.

Spesso un "no" ricevuto alla prima uscita potrebbe difatti non significare un autentico rifiuto, potrebbe tranquillamente trattarsi di: timidezza, paura, inesperienza, emozione, bisogno di tempo per elaborare, magari un incentivo malizioso a insistere o peggio che peggio un test per comprendere le nostre vere intenzioni. Non illudiamoci, chiaramente non è sempre così, ma proviamo per un attimo ad immaginare, in questa eventualità, che cosa significherebbe avere la suddetta reazione petulante o scomposta: semplice, l'amplificazione della nostra "negatività", la totale scoperta delle nostre carte e in definitiva una sconfitta più che certa.

Come comportarsi allora? Da persona di classe, matura, abituata al gioco ma soprattutto bastevole a se stessa, capace insomma di capire e accettare la situazione non in termini di "resa" ma di "attesa" (senza pavoneggiarci o diventare strafottenti). La risposta migliore ad un "no" è dimostrarci non così coinvolti/e. Non chiediamo per nessun motivo il perchè del "no" (nè a voce nè tanto meno per vie traverse: SMS, internet, ecc.). Se riusciremo a mantenere la giusta "freddezza" e un credibile distacco sarà la persona stessa (prima o poi) a venire a cercarci nuovamente: non dobbiamo pensare agli altri esseri umani come a delle macchine che reagiscono solo a degli stimoli, sono senzienti e indipendenti quanto noi. Se è vero che per un certo tempo faranno di tutto per non pensarci è altrettanto vero che con il tempo il nostro pensiero ritornerà certamente a galla (aiutiamo magari la cosa sparendo per un po' e mettendoci indirettamente in piena mostra dopo un po' di tempo).

Ora, quando la nostra immagine riaffiorerà (e lo farà di certo), come vorremo essere riconosciuti? Come quell'insopportabile, insistente, banale e petulante che sviluppa nausea e fastidio o come un/una uomo/donna che ha ancora del mistero intorno e che ha saputo perdere con sagacia?

Non è facile, certo, ma la soluzione migliore (e praticamente univoca) è questa se si vuole continuare a sperare. Nel frattempo guardiamoci tranquillamente intorno, il mondo offre miriadi di possibilità e anche se non sembra sono tutte lì ad aspettare solo noi, mentre accade questo, qualcuno, seguirà le nostre mosse nell'ombra e rifletterà, rifletterà in modo più serio su se vale davvero la pena perderci o se è il caso di muoversi. E' importante sottolineare un'ultima volta che l'uomo non è una statua di cera: osserva, agisce, sbaglia, si corregge e riflette. Magari in qualche momento vuoto, perchè no? Potrebbe ripensarci e cambiare opinione sul nostro conto riconoscendo, nell'intimità del proprio io, di aver espresso un giudizio affrettato (cosa che  non accadrebbe se lo/la tampinassimo senza sosta).
 

Scritto da:
aFiGoZ


 
 






 
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Risposta 1

Dipende. A tredici anni? Quasi tutto. Basta punzecchiare un po'.

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Risposta 2

a 13 anni a una ragazza non fa ridere ciò che fa ridere te. Anzi, molto probabilmente anche più in là con gli anni tu riderai ancora di cose (divertentissime a mio parere) più o meno volgarotte che la ragazza media (ancora devo capire perché) tende a schifare. Per superare il problema il mio consiglio è avere un certo grado di spontaneità! Una ragazza ride di vicende buffe, storie simpatiche...

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