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Love Genitori e pressioni: come e perchè resistere
 Libertà: un bene che nessuno regala



Sempre più spesso episodi di grave disagio sociale e psicologico si verificano oggi anche in famiglie dove, apparentemente, i figli non subiscono maltrattamenti di alcun tipo e sono anzi al centro dell'attenzione dei propri genitori. Queste condizioni, è banale dirlo, trovano terreno fertile in una società insipida costruita su modelli vuoti e votati all'apparire. La causa di questo genere di situazioni trova parte delle sue fondamenta in una generazione di genitori cresciuti in un periodo di intensa transizione: persone (nel bene e nel male) cresciute a metà tra un'educazione rigorosa (non di rado "violenta") e una ribellione a questo modo di concepirne l'attuazione. In questa generazione esiste quindi una forte spaccatura tra due "correnti opposte" (una conscia e l'altra inconscia) che si sono fatte spazio nelle loro menti:

  • Consciamente: la via del rifiuto di ogni pratica di punizione fisica (anche ridotta).
  • Inconsciamente: il peso di un'educazione in molti casi aggressiva/rigida.


Ebbene questa "aggressività celata" in talune situazioni si tramuta in pressante severità psicologica, spesso così marcata da essere in grado di annullare la volontà dei soggetti che ne rimangono "vittima" (i figli). Ordini imposti, ragionamenti doppi, negazioni/privazioni insensate, organizzazione della vita, continue pretese, aspttative, ecc. sono solo alcuni esempi di questo genere di involontaria prepotenza non fisica. Conseguenza palese di simili "forzature" è la drastica riduzione di fondamentali componenti di una personalità come:

  • Spirito di iniziativa (l'azione è scoraggiata dalla resistenza all'attuazione).
  • Coraggio e sicurezza (gestione della vita si traduce in un figlio in assenza di fiducia).
  • Fiducia nelle proprie doti (subentra la convinzione di non essere all'altezza).

Se oltre a questo si aggiungono poi fattori di carattere fisiologico o pressioni esterne di altro genere (scuola, amore, amicizia, ecc.) il complesso può precipitare rovinosamente in imprevedibili evoluzioni di varia gravità (isolamento, disturbi, ecc.). Non si tratta ad ogni modo di stabilire una colpa ma di trovare la via di rifondare il rapporto genitori-figli basandolo sul rispetto reciproco: rispettare ed essere rispettati, consci del fatto che ciascuno è un'entità a se stante con pensieri, idee, opinioni e una vita propria del tutto lecita. Non di rado si sentono pronunciare frasi come "ti ho voluto dare le possibilità che io non ho avuto", "perchè sbagliare quando puoi già fare giusto?", "mi sacrifico per non farti mancare nulla", ecc. il problema è che, senza accorgersene e in modo del tutto bonario, queste espressioni evidenziano due fatti:

  1. Il fatto che attorno ai figli viene "edificata" una "struttura" troppo complessa perchè possano credere di poterla riprogettare meglio; ciò purtroppo equivale spesso all'abbandono dell'impresa.
     
  2. Il segreto desiderio dei genitori di vivere la vita dei figli e non "ricommettere" i propri sbagli; la conseguenza è l'impedire loro di imparare a risolvere piccoli problemi favorendo così la via a quelli grandi.

Una persona veramente soddisfatta della propria esistenza non è un "senza-problemi" ma un essere che, seppur con sforzandosi, arriva con le proprie forze a risolverli. Paradossalmente "cercando" di sollevare da piccoli pesi i propri figli non si fa altro che togliergli gli strumenti per affrontare ciò che verrà dopo o peggio si rischia di togliere loro il piacere stesso di vivere. Un/una figlio/a deve imparare (a partire dall'età adolescenziale) ad avere per gradi una propria personalità che si mostri in tutte le sue sfaccettature: stabile insomma. Questo non vuol dire che non si deve più dar retta ai consigli di chi ha (nel bene o nel male) più esperienza e davvero si prodiga per il bene bensì saper ascoltare e nel contempo rielaborare e riflettere senza mai piegarsi del tutto. La dignità e il diritto alla vita di un essere umano si fondano probabilmente su questo: la libertà di pensiero.

L'unico modo per non subire queste "benigne" prevaricazioni è "resistere", "imporsi" (se si è davvero e onestamente convinti di essere nel giusto) e non mollare da "sconfitti/e" la discussione, il litigio, ecc. (sempre mantenendo la discussione ad un livello civile) anche a costo di un'ipotetica "rottura" (che in questi casi non avviene mai per più di qualche giorno). Di fronte al nuovo temprato Io i genitori avranno reazioni forse mai viste (indignazione, urla, pianti, aggressività, ricatti, punizioni, leva sui sensi di colpa, silenzi, patteggiamenti, ecc.): la parola d'ordine è arrivare sino in fondo, proprio perchè gli si vuole bene e non si desidera che riaccadano infinite volte simili spiacevoli "scontri". Nel richiedere rispetto occorre tuttavia prima dimostrarne. Sempre, soprattutto verso chi ha dato la luce, la possibilità di vedere, sentire, toccare, ragionare l'universo.

p.s. Le tematiche trattate in questo articolo, essendo rispetto a molte altre piuttosto forti, non vogliono suggerire alcunchè, semplicemente intendono spronare a rifletterci sopra e a prendere decisioni in base alla propria intelligenza (sia figli che genitori).
 

Scritto da:
aFiGoZ


 
 









 
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