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Mercoledì 21 maggio 2003 - 15.24.31 Lunga vita a Diabolik
Il giallo a fumetti
Il celebre fumetto, ideato da Angela e Luciana Giussani, nasce negli ormai
lontani anni '60 e contrariamente a molti suoi "doppioni" è riuscito a sopravvivere
fino ai giorni nostri senza giungere a capovolgere il proprio stile,
mantenendo ovvero quelle caratteristiche che lo hanno reso mitico fin
dalle sue prime uscite.
La longevità di Diabolik affonda le sue radici in in tre qualità
fondamentali: primo, rinunciando ad un'evoluzione, la serie non ha mai
"estremizzato" le scene di cui sono composte le varie storie
(non accade mai nulla di duraturo o irreparabile); secondo, la serie ha
lasciato sempre lo stesso grado di determinazione
e lo stesso carisma sia all'antagonista (Ginko) che al protagonista (Diabolik):
nessuno dei due è invecchiato, tutte le
storie (o quasi) sono autoconclusive e non è praticamente mai accaduto nulla
che abbia avuto riferimenti spazio/temporali del tutto definiti; terzo,
l'inafferrabile criminale è un soggetto del
tutto originale: implacabile e astuto con il mondo ostile,
corretto e pazzamente innamorato in compagnia di Eva (la sua compagna/complice). La figura
che si viene quindi a delineare è quella di un machiavellico e terribile
genio del male che però ,sotto alcuni aspetti, lascia trasparire un
animo nobile e propenso al rispetto, quasi fosse come nel tao (sintesi
armonica degli opposti), il cerchietto bianco di positività in mezzo
all'oscurità.
Il profilo psicologico di Diabolik è dato da due componenti: i
condizionamenti esterni (la gioventù passata sull'isola di King) e il
condizionamento interno, un'irrefrenabile spinta soggettiva a superare
se stesso e a cercare lo scopo della propria vita nella sfida, nella
"danza sull'orlo dell'abisso".
Sebbene, come già accennato, non si possa parlare di "evoluzione"
leggendo i numeri vecchi e nuovi di Diabolik è quasi automatico il
tentativo di suddividere in tre momenti
la sua "esistenza": il primo periodo, quello in cui davvero gli si
addiceva l'appellativo "Re del terrore" è quello in cui a portare a
termine colpi sanguinari e spietati era qualcosa definibile come "ombra
informe" visibile
soltanto per brevissimi istanti in cui il lettore
rimaneva in uno stato di angoscia continua se non
addirittura di puro terrore. In quel periodo la figura di Diabolik non era
però ancora ben
strutturata e tendeva forse a sfiorare i limiti di ciò
che era l'umanamente accettabile. Il secondo
periodo, probabilmente il più pregnante, è quello dove il fumetto raggiunge
finalmente il suo equilibrio,
l'avventura e il mistero non mancano (piani complessi e lucidi
intrecci), mentre le
scene più cruente risultano leggermente "levigate", ammorbidite
o eventualmente giustificate (per esempio gli aghi al
cianuro vengono spesso sostituiti da aghi narcotici). Da qui si è potuto
dare il via a un soggetto meglio definito e più razionale.
Esiste infine un terzo periodo, suddivisibile a sua volta
in altre due parti, il primo dove Diabolik assume un ruolo a volte un po' troppo tenue e tende addirittura a
convertirsi in un "giustiziere" e il secondo,
quello odierno dove Diabolik ha ripreso la via di stabilità ed efficacia
narrativa precedentemente raggiunta.
p.s. Discorso a parte andrebbe fatto per la serie animata che
purtroppo è, a più livelli, un traviamento della fumetto senza pari ma
forse è meglio stendere un "velo pietoso" su questa piccola caduta di
stile.
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