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Articoli Il Purgartorio
Il Purgatorio nella dottrina cattolica




Il Purgatorio nella dottina cattolica

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 Il Purgatorio nella dottina cattolica

In Purgatorio, le anime dei giusti saldano il loro debito nei confronti della Giustizia divina subendo pene purificatrici molto dolorose. E'bene sottolineare che la purificazione del Purgatorio non verte sulla colpa, ma sulla pena. Per mezzo dell'espiazione l'uomo ripara al disordine causato dai suoi peccati: sulla terra, l'anima subisce la pena sotto la forma di una penitenza volontaria e meritoria; nell'altro mondo, sotto la forma di una purificazione obbligatoria.

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Secondo la dottrina della Chiesa, vi sono due tipi di pene in Purgatorio. La principale è quella della privazione temporanea della visione di Dio. Questa privazione è associata a una sofferenza incredibile. L'ora dell'unione è suonata: l'anima brucia del desiderio di vedere Dio, ma non può appagare tale desiderio, perché non ha sufficientemente espiato, prima della morte, i suoi peccati. L'espiazione si compie dunque in Purgatorio (secondo tipo di pena) e riveste la forma di una sofferenza di cui nulla, quaggiù, può rendere l'idea.
Le pene del Purgatorio non sono le stesse per tutte le anime. Esse variano, quanto alla loro durata e alla loro intensità, e dipendono dalla colpevolezza di ciascuno. Le anime del Purgatorio ricevono serenamente le sofferenze espiatrici che Dio infligge loro;esse non cercano, in effetti, che la gloria di Dio e desiderano ardentemente contemplare Colui che è ormai tutta la loro speranza. In Purgatorio regna una gran pace, e anche una certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono la loro pena come un mezzo per glorificare la Santità di Dio e giungere alla visione beatifica. Le sofferenze del Purgatorio, non essendo più meritorie, non aumentano la carità dell'anima che le subisce.

La Chiesa della terra può soccorrere le anime espianti, con i suoi suffragi,perché uno stesso amore la unisce nel Cristo. Questa unione crea la possibilità di una comunione di meriti. Le anime del Purgatorio, incapaci di procurarsi da sole il benché minimo sollievo, possono così giovarsi delle opere buone che i vivi compiono in loro favore con l'intenzione di saldare i loro debiti. Queste opere espiano la pena delle anime del Purgatorio offrendo per loro una compensazione; Dio regola secondo la sua infinita Sapienza l'applicazione dei suffragi ai defunti. La messa è l'aiuto più efficace che la Chiesa della terra può fornire all'anima che si purifica. L'elemosina, la preghiera, come tutte le forme di sacrificio sono egualmente un mezzo per aiutare le anime dei sofferenti.

Jacques Le Goff

Nato a Tolone il primo gennaio 1924, Jacques Le Goff è uno storico francese, studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica.

Docente nelle Università di Lilla e Parigi, dirige dal 1962 l'Ecoledes Hautes Etudes di Parigi. Ha affrontato nei suoi saggi temi fondamentali della civiltà medievale, interessandosi ai nessi fra antropologia, sociologia,storia della cultura e sistema economico. È fautore di un metodo storico attento oltre che ai grandi eventi, ad aspetti tradizionalmente trascurati della vita nel Medioevo.

Ha pubblicato nel 1959 Gli intellettuali del Medioevo, nel 1967 Il basso medioevo, nel 1969 La civiltà dell'Occidente medioevale, nel1976 Mercanti e banchieri del Medioevo, nel 1977 Tempo della Chiesa e tempo del mercante, nel 1982 La nascita del Purgatorio e Intervista sulla storia, nel 1983 Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medioevale che raccoglie saggi pubblicati in periodi differenti e alcuni lavori inediti. Con il saggio L'Italia nello specchio del Medioevo del1974 ha collaborato alla "Storia d'Italia" dell'Einaudi. Nel 1980 ha curato i volumi La nuova storia della Mondadori e nel 1981 Fare storia dell'Einaudi e Famiglia e parentela nell'Italia medievale del Mulino.

La nascita del Purgatorio

Il proposito del libro è chiaro fin dalle prime pagine: studiare la formazione secolare di quel "terzo luogo" a partire dal giudeo cristianesimo e dimostrarne la nascita nell'Occidente medievale nella seconda metà del secolo XII e il rapido successo nel corso del secolo seguente.

Studiare la storia di una credenza significa metterne in rilievo i possibili aspetti di continuità con il passato (presenti soprattutto nella tradizione giudaica, egizia, e in misura minore nella cultura pagana), ma anche comprenderne la specificità. L'emergere e il costituirsi attraverso i secoli della credenza nel Purgatorio presuppone e comporta una modifica sostanziale dei quadri spazio temporali dell'immaginario cristiano. In una società intrisa di religiosità come quella medievale, scegliere fra lasciare vagare o far riposare i morti significa optare per due modi alternativi di vita. È dunque necessario analizzare anche le dinamiche sociali soggiacenti, spiegare come mai il secolo XII sia stato il vero creatore del Purgatorio.

Bisogna sottolineare come Le Goff rimanga fedele a quel suo credo metodologico riguardo alla funzione del documento/monumento: egli tende a sottolineare come il lettore non debba essere posto davanti a fredde conclusioni, frutto della ricerca dello storico, ma debba anch'egli penetrare le tensioni esistenti nello studio, in modo tale da comprendere quali siano le difficoltà presenti nel confermare (o smentire) un'ipotesi.

Date queste premesse, e visto la grande padronanza della scrittura da parte dell'autore, il libro è sempre attento nel mettere in relazione il contributo della speculazione di grandi monaci e teologi, con quello "dell'immaginario collettivo" che anima un'idea e rende possibile una sua accettazione a livello sociale. D'altronde non furono univoche le soluzioni proposte e il risultato finale non può essere spiegato attraverso la sola storia delle idee del Purgatorio, ma si rende necessario una contestualizzazione del discorso che comprenda tanto il ruolo politico teologico svolto dalla Chiesa quanto la rappresentazione che la gente comune aveva dell'aldilà   gli exempla monastici, straordinari mezzi di propaganda del Purgatorio, si basavano il più delle volte su racconti popolari e tradizioni folkloriche.

Storia delle mentalità dunque, dove la funzione del Purgatorio non è solo di aggiunta ad un sistema di dogmi, ma piuttosto il paradigma di come la morte fosse rappresentata nell'Occidente cristiano. Credere nell'esistenza del Purgatorio significa innanzitutto credere in un giudizio sulle anime dei morti cosa piuttosto diffusa in qualsiasi tipo di religione , ma tale giudizio è di tipo particolare: non definitivo, ma momentaneo, fino al momento in cui non ci sarà il definitivo trapasso verso il Paradiso. In sostanza all'alternativa tra salvezza o dannazione si insinua quel "terzo luogo" che tante controversie genererà prima con la chiesa orientale poi con quella protestante, entrambe unite nel contestare la mancanza di riferimento nelle Scritture. La Chiesa, quando sancirà dogmaticamente la nascita del Purgatorio nel Tridentino, sarà comunque attenta a non presentare descrizioni troppo particolareggiate: il Purgatorio sarà uno stato, non un luogo. Troppe, in effetti, erano state le controversie all'interno della stessa cristianità sulla geografia del Purgatorio: dove si situava? Era un luogo terrestre o meno? Era di tipo infernale oppure la sua natura era quella di essere piuttosto un Paradiso mancato? Che tipo di proporzionalità vigeva tra pene commesse quaggiù e tempo trascorso a purificarsi? Dopo il capitolo riguardante la sistemazione scolastica e la nascita di quella "contabilità del Purgatorio" che sarà alla base del fenomeno delle indulgenze, il libro termina con l'analisi della seconda Cantica della Divina Commedia; la scelta è quasi obbligata poiché Dante fu sicuramente il più grosso teologo del Purgatorio dato che raccolse tutti gli elementi precedentemente proposti e offrì un modello esaustivo che rispondeva a tutte le domande sopra citate.

Il Purgatorio secondo Le Goff

Da sempre ci si è posti la domanda: dove"abitano" le anime dopo la morte? Due erano le ipotesi correnti, sviluppate dalle prime civiltà: la morte come una specie di sonno e d'attesa (si tratta dell'idea ebraica, accettata dai primi cristiani e passata anche nell'Islam),oppure l'anima che vaga senza sosta (è il concetto greco e pagano in genere: le"anime in pena", quelle di chi ha commesso un crimine grave oppure di chi non ha avuto una sepoltura onorevole, si aggirano nell'aria senza riuscire a trovar pace). Di qui il concetto di una beatitudine non perfetta dell'anima, che deve ripulirsi dalle impurità anche attraverso la sof­ferenza, si trasferisce nel cristianesimo. Fin dalla comparsa del cristianesimo, santi e martiri parlano di un periodo intermedio dopo la morte. Nel Medioevo si comincia invece a formulare la convinzione che tale stato sia collegato anche a un luogo fisico,di solito sottoterra come volevano le mitologie ebraiche e classiche. Oggi siamo tornati a pensare a una condizione psichica e spirituale dell'anima,piuttosto che a un punto geografico: in un certo senso siamo più vicini alle credenze cristiane primitive. Il Medioevo ha quindi semplicemente cercato una corrispondenza topografica per un concetto   l'immortalità dell'anima e la graduale purificazione anche dopo la morte  che in realtà era ben noto fin dall'inizio del cristianesimo.

Il Purgatorio è spesso considerato una credenza irrazionale e devota, ma  al di là dei risvolti teologici e dottrinali  è importante sottolinearne il grande valore culturale e civico: questo terzo regno è una delle risorse che hanno costruito la modernità. Basti pensare che, secondo il principio della comunione dei santi, i vivi possono intercedere per i trapassati attraverso le opere buone. Moltissime opere d'arte che oggi ammiriamo sono frutto dei suffragi perle anime del Purgatorio, o magari di un anticipo versato a sconto delle sofferenze che si dovranno patire nell'aldilà. Il Purgatorio è stato una straordinaria risorsa della civiltà. Tra l'altro, l'idea che il male si possa riscattare con opere buone anche per i propri cari defunti è geniale: cancella il limite invalicabile della morte, riequilibra le ingiustizie terrene e dà una forza positiva a tutte le azioni.

Il Purgatorio infine trasformò le strutture e i comportamenti sociali. Fu all'origine di una concezione matematica dei peccati e delle penitenze che, in quell'epoca di sviluppo commerciale e mercantile, diede vita a una "contabilità dell'aldilà". Inoltre, accrebbe in modo considerevole il potere sui morti della Chiesa  ma anche sul denaro dei vivi  in quanto,tramite i suffragi e le indulgenze che erano di sua pertinenza, essa estese all'aldilà del Purgatorio un potere giurisdizionale che, in precedenza, era appartenuto soltanto a Dio.

Del Purgatorio dantesco Le Goff dice...

"Il Purgatorio di Dante rappresenta la conclusione sublime della lenta genesi del Purgatorio avvenuta nel corso del Medioevo. [...] Quella proposta da Dante è una costruzione complessa, la più ricca di tutta la storia del Purgatorio, il quale non è mai stato descritto con altrettanta dovizia di particolari e di significati. [...] La forza del poema dantesco ha contribuito in maniera decisiva ad ancorare nell'immaginario collettivo l'esistenza di questo "terzo luogo" [...] Egli[Dante], infatti, ha attribuito al Purgatorio uno statuto autonomo, uguale a quello degli altri due luoghi, mentre la Chiesa aveva la tendenza a farne una regione dipendente dall'Inferno. Il poeta fiorentino è uno spirito positivo,ispirato verso l'alto dal suo umanesimo, e quindi la sua visione del Purgatorio ne risente. [...] Egli però non è solo un immenso poeta ma anche un uomo di pensiero, che quindi ha saputo pensare il Purgatorio, rappresentandolo in maniera completa e introducendo perfino alcuni elementi originali, come ad esempio l'antipurgatorio"

La concezione del Purgatorio

Una della maggiori differenze fra la comprensione protestante e quella cattolico romana si riferisce al problema del Purgatorio. Il Purgatorio può forse essere compreso al meglio come uno stadio intermedio, in cui coloro che sono morti in stato di grazia hanno l'opportunità di purgarsi delle colpe dei loro peccati prima di entrare definitivamente nel Paradiso. Questa concezione non possiede un'esplicita base biblica, per quan­to il testo dei Maccabei 12, 39 45 (considerato apocrifo dai protestanti, quin­di senza alcuna autorità nella chiesa) parli di Giuda Maccabeo che fa "...of­frire un sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato..." e vi siano dei riferimenti anche nelle lettere di san Paolo ai Corinzi.

Clemente di Alessandria e Origene ritennero che coloro che erano morti senza avere il tempo di compiere le azioni penitenziali riparatori e sarebbero stati "purificati con il fuoco" nella vita futura. La pratica di fare preghiere per i morti  che si sviluppò ampiamente nelle chiese d'Oriente nel corso dei primi quattro secoli  favorì fortemente lo sviluppo teologico del tema e rappresenta un eccellente caso per studiare il modo in cui la liturgia influenza la teologia. Che senso aveva pregare per i morti se le preghiere non sono in grado di modificare la situazione in cui essi si trovano? Punti di vista di questo genere si possono trovare in Agostino, il quale sosteneva la necessità di purificarsi dei peccati della vita pre­sente prima di poter godere delle gioie della successiva.

Sant'Agostino aveva diviso gli uomini in quattro categorie: i "del tutto buoni" destinati al Paradiso; i "del tutto cattivi" spediti all'Inferno; i "non del tutto buoni" e i "non del tutto cattivi" per i quali non si sapeva bene che genere di sorte Dio avesse in serbo. Si pensò che i defunti, che morendo avevano sulla coscienza soltanto peccati "leggeri", se ne sbarazzassero dopo la morte subendo "pene purgatorie" attraverso un "fuoco purgatorio" simile al fuoco infernale e situato in certi "luoghi purgatori."

Altri importanti pensatori dell'epoca cristiana sono: Beda il Venerabile (672 735), san Bernardo di Chiaravalle, Pier Lombardo (Sentenze,1155 1157), papa Innocenzo III, Tommaso di Chobhan (Somma dei confessori,1215 ca), Guglielmo d'Alvernia (1180 1249). Anche il VI libro dell'Eneide virgiliana ci offre un quadro esauriente dell'oltremondo pagano.

Mentre la prassi delle preghiere per i morti sembra ben documentata a partire dal IV secolo, la formulazione esplicita di una nozione di "Purgato­rio"sembra iniziare due secoli dopo, e la ritroviamo negli scritti di Gregorio Magno. Nella sua interpretazione di Matteo 12,31, che si può datare fra il 593e il 594, Gregorio espone la concezione che i peccati possano essere perdonati"nell'età futura". Interpreta questo fatto nei termini di un'età fu­tura in cui quei peccati, che non sono stati rimessi sulla terra, potranno es­sere rimessi successivamente. Si noti in particolare il riferimento al "fuoco purificatore"(purgatorius ignis), che viene ripreso nella maggior parte delle rappresentazioni medievali del Purgatorio, e dal quale deriva appunto il termine "Purgatorio". L'individuazione di questi luoghi restava assai vaga. Alla fine del VI secolo Gregorio Magno pensò che potessero trovarsi sulla terra, mala soluzione più frequentemente adottata fu quella di distinguere all'interno dell'Inferno una Geenna inferiore, l'Inferno propriamente detto da cui non si usciva mai, e una Geenna superiore, dalla quale, dopo un periodo più o meno lungo di supplizi e di purgazione, si poteva ascendere al Paradiso. All'inizio del Duecento questa concezione di terzo regno fu ampiamente diffusa dai frati degli ordini mendicanti (domenicani e francescani).

La concezione del Purgatorio fu respinta da valdesi medievali, dagli hussiti  seguaci del riformatore Jan Hus, bruciato sul rogo durante il Concilio di Costanza nel 1415  e infine dai riformatori,nel corso del Cinquecento. Contro di esso fu­rono mosse due critiche fondamentali. Innanzitutto, si sosteneva la mancanza di una qualsiasi giustificazione biblica sostanziale. In secondo luo­go, esso era in contraddizione con la dottrina della giustificazione ­per fede, la quale dichiarava che una persona poteva essere "in una corretta relazione con Dio"mediante la fede, stabilendo così un rapporto che ovvia­va alla necessità del Purgatorio. Infine, i valdesi contestarono le pratiche relative al Purgatorio,in particolare il commercio delle indulgenze, che furono drasticamente rifiutate dai fautori della Riforma protestante.

Avendo abbandonato la concezione del Purgatorio, i riformatori non videro alcuna ragione pressante per conservare la pratica della preghiera per i morti che, quindi, da quel momento venne omessa dalle liturgie protestanti. Sia la concezione del Purgatorio sia la pratica della preghiera per i defunti continuarono invece ad essere approvate nel cattolicesimo romano ma la Chiesa Occidentale, rispetto a quella Orientale,sottolineava maggiormente l'aspetto penale del Purgatorio. La Chiesa anglicana sostenne invece l'esistenza di un periodo di istruzione e prova dopo la morte.

La posizione ufficiale della Chiesa cattolica fu espressa per la prima volta nel concilio di Lione (1274), in una forma tale da non compromettere l'unione allora tentata con la Chiesa greca. I greci negavano infatti che il Purgatorio fosse un luogo e in particolare che vi fosse un fuoco purificatore e ammettevano soltanto uno stato di imperfezione dopo la morte al quale si poteva essere sottratti dalle preghiere dei vivi. Per conseguenza il concilio parlò solo di pene purgatoriali alleviate dai suffragi il cui valore viene riconosciuto a partire dal giubileo del 1300, indetto da papa Bonifacio VIII. In forma molto simile (senza parlare di un luogo, ma facendo di "Purgatorio" un sostantivo invece che un aggettivo) si espresse il decreto di unione approvato dal concilio di Firenze (1439), ma rifiutato dalla Chiesa ortodossa. La teologia cattolica moderna individua il Purgatorio come la condizione in cui i morti nel Signore attendono il compimento individuale e universale.

Le poche indicazioni ufficiali sul reale paesaggio del Purgatorio diedero vita, soprattutto nel Medioevo, a un proliferare di leggende e descrizioni più o meno fantasiose. Non esiste quindi solo il Purgatorio dantesco, ma prima di esso molti altri, frutto della fantasia popolare.

Esiste ancora uno spazio per il Purgatorio?

La risposta va trovata nell'evoluzione intercorsa tra il Medioevo e i nostri giorni. Il Purgatorio nacque in una società fortemente comunitaria, in cui la morte e il peccato non erano questioni individuali riguardanti l'uomo e Dio; società che aveva bisogno di credere che esistesse un luogo in cui il peccatore potesse redimersi e in cui il peccato non coincidesse tragicamente con la dannazione dell'anima. Storicamente possiamo collegare la nascita dell'idea vera di Purgatorio all'affermazione della borghesia come classe sociale intermedia fra i potenti (chierici e cavalieri) e la massa dei contadini e della plebe: essa, infatti, introduce nella mentalità occidentale una nuova prospettiva che sfuma il divario fra nobili e plebe,mediando fra coloro che alla ricchezza assommano il potere e quanti si vedano negati entrambi. Noi viviamo dopo l'Illuminismo ed è da qui bisogna partire. Tutto l'apparato di credenze elaborato dal Medioevo è stato considerato pura superstizione che la Ragione poteva facilmente comprendere e criticare, in prospettiva della costruzione di una società basata su rapporti razionali. Certo c'era già statala Riforma Protestante che aveva considerato il Purgatorio non conforme alla Scrittura e quindi solo invenzione umana, tanto più deprecabile perché alimentava il fenomeno delle indulgenze, e ancor prima il Rinascimento, che aveva elaborato una nuova visione dell'uomo. Ma è soltanto nell'Età dei Lumi che elités intellettuali cercano nuovi paradigmi per comprendere il mondo circostante: il primo scossone al "sistema Purgatorio" è avviato. A metà dell'Ottocento poi inizia la Rivoluzione industriale che cambierà definitivamente il modo di vivere degli uomini. La fabbrica con le sue rigide regole, i suoi pesanti vincoli, il suo lavoro ripetitivo, in cui l'operaio fa parte di un complesso processo che non riesce a capire, chiudono definitivamente le porte ad una società comunitaria e danno il via ad un modo di vita prettamente individualistico. È quindi chiaro che le due tappe che hanno contribuito maggiormente a segnare il declino del Purgatorio sono state l'Illuminismo e la Rivoluzione industriale: la prima ha distrutto un apparato di credenze, la seconda ha cambiato profondamente il modo di vita che sussisteva.

Il secolo or ora conclusosi, inoltre, ha visto per molti la materializzazione dell'Inferno sulla terra: le due Guerre Mondiali, il genocidio di Ebrei e Zingari, l'età delle divisione del mondo in due blocchi, prima Est Ovest,adesso Nord Sud, la bomba atomica, simbolo del male incarnato, ci hanno rimandati in una prospettiva dualistica, Inferno Paradiso, cancellando quella ternalizzazione dei rapporti che era nata nel Basso Medioevo.
D'altronde ormai ci muoviamo in un quadro concettuale totalmente diverso in cui il Purgatorio non può più svolgere quei compiti per il quale era nato. Il 2Novembre non è più il giorno in cui si celebrano messe per affrettare la fuoriuscita delle anime dal luogo di transizione, ma è il giorno del ricordo dei propri cari: segno evidente che il rapporto uomo Dio è diventato troppo individualistico per il Purgatorio.

 

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