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Mercoledì 19 novembre 2003 - 19.04.33 La scuola
oggi: luogo d'istruzione o di "distruzione"?
Gli alunni d'Italia che cosa ricevono dalla scuola?
Ma perché nei licei scientifici si studiano i filosofi, i letterati,
i poeti, i matematici, gli scienziati, ecc. se poi non esiste un momento
di riflessione in cui si debba usare davvero il cervello? Possibile che
non esista un tempo dove esprimere opinioni contrastanti rispetto a
quelle del professore o dell'autore? Possibile che non esista libertà di
"intelligere"? E poi, tra queste mura giallastre, perché gli insegnanti
possono arrivare ad imporre le loro (spesso) insulse idee sugli altri?
Chi dice che hanno ragione?
Aprendo un vecchio vocabolario di italiano del 1962 ("IL NOVISSIMO MELZI"),
alla voce "scuola" troviamo la seguente definizione: "Luogo dove
s'insegna e s'impara qualche arte o scienza." - mentre alla voce
"professore": "Chi pubblicamente insegna qualche arte o scienza nobile."
- Niente di anormale nelle suddette affermazioni, tranne forse per quel
verbo "s'impara" e quell'aggettivo "nobile" che al giorno d'oggi vengono
di tanto in tanto dimenticati e messi da parte.
Vi sono difatti individui che, dal basso della loro meschinità,
introducono piccole "aggiunte" alle loro "nobili" spiegazioni; queste
piccole "aggiunte" possono essere di vario genere e vanno dal cattivo
esempio portato all'estremo fino alla propaganda politica, fino
all'insulto diretto, insomma, un autentico abuso (e cattivo uso) di
potere.
Gli insegnanti vanno tuttavia distinti in quattro grandi gruppi: nel
primo (purtroppo più numeroso degli altri tre) troviamo quelli che
credono di avere la verità in corpo dalla nascita e che sono capaci
quindi di ogni angheria pur di imporre il loro "credo" allo studente
inerme; nel secondo troviamo i mediocri, che pur di condurre una vita
tranquilla e serena sono disposti a fare della scuola un ufficio postale
dove pacatamente e in maniera estremamente burocratica trascorrere la
loro triste e vuota esistenza; il terzo è composto dai famigerati
"frustrati" che, vittime di una vita dettata dall'umiliazione di non
essere riusciti a concludere nulla, si vendicano sfogando tutto il loro
insensato odio sul povero alunno; l'ultimo nucleo (che non è
assolutamente da tralasciare) comprende la stretta cerchia degli
"onesti" o dei "corretti" che, per passione o per correttezza svolgono
il loro compito al meglio (ovviamente entro i limiti delle loro
capacità).
L'elenco a categorie sopra citato non deve però indurre il lettore a
portare una critica esagerata verso i professori, dato che comunque
stiamo parlando di "comuni mortali" e non di "perfette entità
superiori"; l'unica che dovrebbe essere una dote da esigere è la
chiarezza; parlando di "chiarezza" si allude ad una minima capacità di
esporre le lezioni ma anche alla trasparenza del metodo di lavoro, di
valutazione e di scansione delle prove (orali e non) nell'arco dell'anno
scolastico. Quello che si sta cercando di dire è che un professore deve
mettere l'alunno in condizione di ponderare e di avere piena coscienza
di ciò a cui sta andando incontro.
La scuola di oggi non permette più di capire, insegna solo a prendere i
voti, tanti bellissimi e "stupidissimi" numeri che "misurano"
l'intelligenza del "verificando", anzi no, no, è vero, misurano la
prestazione orale o scritta e non danno una valutazione personale,
assolutamente! Sarebbe ridicolo no? E poi sappiamo tutti che non è
altrettanto vero che i primi voti che uno studente prende saranno con
buona probabilità gli stessi per tutto il corso dell'anno! No, certo,
non capita mai! I professori non hanno pregiudizi! Non mentono mai! Gli
asini volano! Anche questo è vero! Basta crederci...
Tutti abbiamo pregiudizi su tutti, se non li avessimo non potremmo
vivere, anche il professore ne ha e spesso lo ammette (sempre, magari
ridendo) ma solo in via generale, in quei momenti in cui si "sghignazza"
e si parla di tutti e nessuno... invece, quando si cade nel caso
specifico, il professore diventa l'oggettività assoluta e completa, non
ha mai sbagliato, mai mentito. Possibile? Al lettore l'ardua sentenza.
Forse in alcuni punti sono stati toccati argomenti delicati con toni un
po' troppo accesi e provocatori ma purtroppo è importante parlare anche
di questi aspetti che spesso pesano sugli studenti in modo rilevante e
deleterio. Mai lasciarsi influenzare da un numero su un foglio, non è
quello a determinare il vero valore un essere umano.
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