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Sabato 23 febbraio 2008 - 12.19.10 Sogno e visione
nel Medioevo
L'evoluzione del sogno nella storia
La "cultura" del sogno ha antichissime radici sacrali. Nella mitologia
religiosa greco-latina i sogni erano divinità minori al servizio del dio
Sonno e degli dei olimpici e portavano sogni sia veri sia falsi. Anche
nelle Sacre Scritture il sogno-visione ha sempre una causa
soprannaturale: il demonio o, più frequentemente, Dio che se ne serve
per ammonire, per fornire predizioni o per manifestare il proprio
volere.
Il sogno medievale è dunque un sogno sacralizzato, ossia legato alla
sfera del soprannaturale, e viene quindi "praticato" dai mistici
medievali per accostarsi a Dio attraverso la visione estatica, spesso
favorita da erbe soporifere e allucinogene: una pratica condannata dalla
Chiesa, che raccomanda mezzi più devozionali come il digiuno.
La Chiesa del resto, nei secoli dell'alto Medioevo (V-XI secolo), mostra
diffidenza verso i sogni, che pure abbondano nell'agiografia: teme
infatti le false e tentatrici immagini mandate dal demonio e l'intreccio
tra coscienza cristiana e tradizioni celtiche e germaniche, in cui i
sogni sono strettamente legati a una pericolosa dimensione magico-pagana.
Il quadro cambia dopo la metà del XII secolo: la presenza del sogno si
dilata - grazie alla diffusione delle esperienze mistiche e al mutato
atteggiamento della Chiesa - e diventa anche oggetto di suggestive
interpretazioni e di interesse filosofico.
La "rinascita" del sogno comporta due conseguenze. In primo luogo la
"desacralizzazione": il sogno è sempre meno legato al divino e sempre
più al corpo e a fenomeni psicosomatici, anche se non perde una certa
componente profetica e si lega, soprattutto nel Rinascimento,
all'astrologia. In secondo luogo la "democratizzazione": il sogno, nella
civiltà greco-latina, ebraica e alto medievale, era prerogativa dei
detentori di autorità (re, eroi, patriarchi-santi, per molti dei quali
diventava efficace strumento di potere carismatico); ora invece si
estende anche ai borghesi e ai chierici e penetra nella fantasia degli
scrittori che sempre più numerosi introducono nella creazione letteraria
sogni-visioni, ormai pretesto per raffinate e complesse allegorie.
Uno dei più grandi autori della letteratura italiana medievale, Durante
Alighieri, fa scandire momenti significativi del proprio itinerario
spirituale nell'opera "Vita nuova" proprio dalla visione-sogno, nel suo
caso dell'ipostasi (o personificazione) di Amore. Nell'opera inoltre il
sommo poeta si attiene alle credenze tradizionali che assegnano i "somnia
vera" alle prime ore dell'alba, pensiero più che ridondante nell'ambito
della cultura medievale e sostenuto ancora oggi da alcuni studiosi.
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