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- Il regime dei Taleban in Afghanistan -
 

Un gruppo di Mujaheddin
 
INTRODUZIONE

"Il fondamentalismo islamico? Il suo programma politico mira a costituire regimi per molti versi assimilabili a quelli totalitari". Ne è convinto Victor Zaslavsky, professore di sociologia politica alla Luiss e direttore del l'International center for transition studies.
"Prima di estendere il concetto di totalitarismo al fondamentalismo islamico penso sia necessario fare una premessa. Quando parliamo dello studio dei sistemi socio-politici appartenenti alla cosiddetta famiglia totalitaria, dobbiamo riconoscere il grande contributo di almeno settantacinque anni di studi condotti dagli scienziati sociali. Senza quel lavoro non è possibile comprendere l'eredità storica del Ventesimo secolo. Quegli studi ci hanno insegnato che il totalitarismo non è la descrizione di una certa realtà sociale e politica ma è una categoria relativa più che assoluta. Va usata come costruzione concettuale, come un idealtipo weberiano, per analizzare le tendenze e gli elementi totalitari nei diversi regimi.
È proprio in virtù dell'utilizzo di un tale meta-concetto di totalitarismo, che noi possiamo applicare tale categoria ai regimi politici di alcuni stati islamici, nella struttura e nel funzionamento dei quali, per l'appunto, sono percepibili alcuni tratti caratteristici di tale regime.
Un regime totalitario è, infatti, un regime monistico, che respinge apertamente il principio dell'autonomia dell'individuo, (il quale deve conformare le proprie credenze, i propri gusti, a ciò che il regime impone), che sottomette l'economia alle proprie esigenze e che, soprattutto, viola sistematicamente tutti i diritti umani, attraverso la proibizione della libertà di stampa, di parola, di culto, il controllo di tutti i media ed il monopolio dell'educazione.
 
L'ASCESA AL POTERE

L'esempio più evidente di regime totalitario nei paesi islamici è rappresentato dall'Afghanistan, dove, nel 1992, si è instaurato il regime dei Talebani (ossia "studenti" di scuole coraniche); questi, dopo la caduta della Repubblica Democratica dell'Afghanistan appoggiata dai Sovietici, quando lo stato afghano piombò in una lunga guerra civile tra i vari combattenti della resistenza islamica (mujaheddin), emersero come una forza armata in grado di portare il loro "ordine" in un paese devastato sotto il profilo umano e politico.
Eliminarono i numerosi pagamenti che erano richiesti alla popolazione dai vari "signori della guerra" e imposero una tregua richiamandosi ai valori dell'Islam e riducendo i combattimenti tra le varie fazioni in lotta con l'eliminazione dei gruppi combattenti che non si allineavano supinamente al loro ordine.
Gli Stati Uniti sperarono inizialmente che i Taleban potessero spingere i "signori della guerra" a risolvere le loro divergenze e scelsero una politica di non intervento. Benchè l'ideologia dei Talebani fosse chiaramente radicale, tale da alienar loro simpatie e appoggi, diversi osservatori inizialmente considerarono l'entrata sulla scena politica e militare dei Talebani come uno sviluppo potenzialmente molto positivo.
Si dice che nella primavera del 1994 venendo a conoscenza del rapimento e dello stupro di due ragazze ad un posto di blocco dei mujaheddin nel villaggio di Sang Hesar, vicino Kandahar, il locale mullah Mohammed Omar, un veterano della fazione dei mujaheddin definita Harakat-i Inqilab-i Islami (Movimento dell'Insurrezione Islamica), organizzasse trenta taliban in un gruppo di combattimento e con esso avesse salvato le ragazze facendo impiccare il comandante dei mujaheddin.
Dopo questo incidente, prosegue la leggenda, i sevizi di questi combattenti pii e religiosi vennero sempre più richiesti dai contadini, affitti dai soprusi dei mujaheddin.
Dopo aver preso il potere, attraverso una combinazione di vittorie diplomatiche e militari, i Talebani il 25 maggio 1997 furono riconosciuti come rappresentanti del governo dell'Afghanistan dal Pakistan seguito il giorno dopo dall'Arabia Saudita.
 
LA VITA SOTTO I TALEBANI

Sostenuti da milioni di musulmani puri, per i quali il regime talebano di Afghanistan rappresentava la possibilità di realizzare uno stato islamico purissimo, una volta al potere, i Talebani istituirono la shrìa, "la via da seguire", una codificazione dei dettami del Corano e di Maometto, secondo cui tutti i comportamenti dei musulmani devono essere regolati dalla "via" stabilita da Dio e conosciuta dall'uomo per mezzo di forme dirette o indirette di rivelazione.
A tale codificazione fu data un interpretazione così rigorosa dai Talebani tanto che era prevista l'amputazione di una o entrambe le mani per il furto e la lapidazione per gli adulteri.
I Talebani si fecero, inoltre promotori di una politica culturale che enfatizzava l'austerità e la famiglia rigorosamente gestita dagli uomini.
In virtù di tale principio di rigore i Talebani bandirono tutte le forme di televisione, immagini e musica, non che l'aquilone. Essi consideravano, inoltre, illegale indossare scarpe bianche (il colore della bandiera talebana) così come portare la barba troppo corta.

Le donne

La politica dei Talebani prevedeva l'imposizione alle donne del chador, la proibizione del lavoro femminile e l'esclusione delle ragazze da qualsiasi forma di istruzione. Alle donne era negato il trattamento ospedaliero per impedire il loro contatto con medici e personale ospedaliero di sesso maschile.
Il ministro talebano alla religione, Al-Haj Maulwi Qalamuddin, dichiarò al New York Times che: "Ad una nazione in fiamme il mondo vuol dare un fiammifero. Perché c'è tutta questa preoccupazione per le donne? Il pane costa troppo. Non c'è lavoro. Anche i ragazzi non vanno a scuola. Eppure sento solo parlare delle donne. "
Ciò che i Talebani avevano da dire circa l'istruzione femminile è: "Contrariamente a quanto riportato dalla stampa circa l'istruzione delle ragazze, le cifre ottenute dal settore dell'educazione in Afghanistan, rivelano che l'istruzione femminile rurale è in crescita. Secondo una ricerca condotta dal" Comitato Svedese per l'Afghanistan (SCA), quasi il 180% delle scuole femminili situate nelle aree rurali sotto l'amministrazione dello Stato Islamico dell'Afghanistan sta operando a pieno regime. "
Tuttavia, un rapporto dell'UNESCO dichiarò che: " L'editto dei Talebani sull'educazione femminile ha portato ad un calo del 65% delle loro iscrizioni. Nelle scuole gestite dal Direttorato dell'Educazione, solo l'1% degli studenti è composto da ragazze. Anche la percentuale di insegnanti donne è scivolato dal 59, 2% del 1990 al 13, 5% del 1999 ".

I Buddha di Bamiyan

Sotto il regime dei Talebani venne istituita una polizia religiosa alla quale venne affidato l'incarico di cancellare tutte le tracce di storia non islamica presenti nel territorio afghano. L'esempio più evidente dell'adozione di tale politica religiosa fu la distruzione, ordinata dai Talebani, delle due statue del Buddha scolpite sulle pareti di roccia di Bamiyan, una alta 38m. E vecchia di 1800, l'altra alta 53m. E vecchia di 1500 anni.
L'azione fu condannata dall'UNESCO e da molte nazioni di tutto il mondo.

Politica economica

I Talebani, nel 2000, vietarono la coltivazione dei papaveri da oppio per motivi religiosi. Secondo alcune fonti la produzione diminuì da 4000 tonnellate nel 2000 (circa il 70% del totale mondiale) a 82 tonnellate nel 2001.
 

LA FINE DEI TALEBANI...

Nel 1996, il saudita Osama Bin Laden si spostò in Afghanistan su invito del leader dell'Alleanza del Nord, Abdur Rabb ur Rasool Sayyaf. Quando i Talebani presero il potere, Bin Laden riuscì a forgiare un'alleanza tra i Talebani e la sua organizzazione (al-Qaida) .
È generale convinzione che i Talebani e Bin Laden avessero legami molto stretti.
Secondo le fonti ufficiali di una buona parte del mondo, infatti, gli ideatori della strage degli innocenti (World Trade Towers, New York, 11 settembre 2001), avevano le loro basi nei territori dell'" Emirato Islamico di Afghanistan " (nome ufficiale del regime Taleban), guidato da un" comandante dei fedeli "nella persona di Mullah Mohammad Omar.
Il 22 settembre 2001, alla luce della crescente pressione internazionale a seguito di tali attentati, gli Emirati Arabi Uniti e successivamente l'Arabia Saudita, ritirarono il loro riconoscimento dei Talebani come governo legittimo dell'Afghanistan, lasciando il confinante Pakistan comi unica nazione restante a riconoscerli.
Gli Stati Uniti, aiutati dal Regno Unito e appoggiati da una piccola coalizione di altre nazioni, iniziarono un'azione militare contro i Talebani nell'ottobre 2001. L'intento dichiarato era di rimuovere i Talebani dal potere a causa del loro rifiuto di consegnare Osama Bin Laden, per via del suo presunto coinvolgimento negli attacchi dell'11 settembre 2001 e, come rappresaglia per l'aiuto fornito a quest'ultimo dai Talebani.
Abbandonati anche dal governo pakistano, i Talebani "crollarono sotto il peso delle bombe americane".
Oggi, tuttavia, il regime talebano non può essere considerato ancora totalmente concluso; secondo una stima fatta dai militari della coalizione NATO, infatti, i combattenti Talebani sono ancora tra i 6000 e i 12000, dislocati soprattutto nel sud dell'Afghanistan.
Sebbene ormai il regime talebano non presenti più le caratteristiche proprie di un regime totalitario e non detenga più il totale controllo dello stato Afghano, tuttavia in Afghanistan restano in vigore, ancora oggi, molti degli ordinamenti e delle imposizioni istituiti nel governo precedente; ne è testimonianza la vicenda di Ali Mohaqeq Nasab, giornalista afghano che per aver innescato un dibattito sulla libertà di espressione, credendo che il clima, dopo la caduta del regime dei Talebani, fosse cambiato nella nascente democrazia afghana fu accusato di essere un infedele e costretto a pentirsi del pensiero sostenuto.
 
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