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Scritto da: ILPADRINO | Discuti sul FORUM
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Gli USA e il mito di Hollywood
Cenni sulla nascita e lo sviluppo di Hollywood

Il cinema europeo conobbe un duro momento di crisi alle porte del primo conflitto mondiale. Fu quello il periodo in cui l'industria cinematografica statunitense diede il via al sopravvento sulla produzione di film, resa possibile da solide basi finanziarie e da un'organizzazione attenta e minuziosa.

New York e il New Jersey rappresentarono i luoghi in cui le prime scenografie presero forma, ma l'incostante condizione climatica non era favorevole alle riprese in esterni. Fu così che venne scelta una cittadina al sud dell'assolata California come centro di una vasta produzione cinematografica: si trattava di Hollywood che da allora ospitò i più importanti studios del mondo.

Gli anni venti in particolare videro l'affermarsi del "divismo" americano, con attori quali Mary Pickford, Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino i cui volti erano conosciuti e amati da spettatori europei e americani.

I primi Kolossal Hoolywoodiani furono fondamentali per l'espansione della nuova industria del cinema; furono difatti furono impiegati ingenti capitali, comparse e scenografie davvero imponenti. Gli anni compresi tra il 1930 e il 1960 sono definiti il periodo del classicismo cinematografico americano. Il nuovo tipo d'industria rappresentava una reale forza economica. I diversi generi si svilupparono solo con l'avvento del sonoro tra i quali anche i musical e i ricercati "gangster movie".

Negli anni '30 l'industria cinematografica di Hollywood era ufficialmente il maggior colosso occidentale nel suo campo grazie anche al ruolo di modello per le nascenti case di produzione. Ogni film era regolato da un sistema organizzativo (lo Studio System) prevedente regole precise, che copriva ogni fase della lavorazione della pellicola.

Vi era dunque uno schema standard: veloce, semplice e conveniente. Venivano utilizzati spesso volti di divi (Star System) e trame che dovevano toccare profondamente lo spettatore. Frank Capra realizzò diversi capolavori in questo senso produttivo ritraendo gli ideali di giustizia tutti americani.

Le eccezioni vi furono, anche se rare, ma non furono apprezate dalla casa Hollywoodiana; il regista Orson Welles ad esempio, provò nuove invenzioni visive, come nei film Quarto potere (1941) e L'infernale Quinlan (1958) ma non venne accolto in modo positivo.

 


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Una discussione di questa sezione

Musica e poesia

A volte per elogiare un cantautore (da De Gregori a Bob Dylan) si dice che le sue canzoni sono "poesia".In realtà, pochissime canzoni possono paragonarsi a una poesia vera e propria. Se togliete il motivo musicale, il testo della canzone più bella suona di colpo meno interessante. Gli manca, per suonare bene, qualcosa di fondamentale, cioè la musica.

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Risposta 1

Si, sono abbastanza d'accordo. Teniamo presente però che non sono poi così poche (o almeno così io credo) canzoni di questo genere. Per esempio, se guardiamo la formazione dei King Crimson si nota che c'è in Line-up un vero e proprio poeta (di professione). Però, in effetti, se gli si toglie la musica a qualsiasi canzone, anche se è una vera poesia essa risulterà sicuramente meno interessante....

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Risposta 2

@ Mattycaos Certo, il grande Pete Sinfield, come no.Però non a caso io parlavo soprattutto di cantautori. I gruppi privilegiano la parte strumentale, in genere, anche se non sono pochi i dischi rock dove i testi hanno grande importanza: ad esempio i concept del progressive.

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