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- Cradle of Filth -
Immagine Album Track list
Cradle of Filth - Live Bait For The Dead Live Bait For The Dead

Gruppo: Cradle of Filth
Genere: Gothic Black
Etichetta: Abracadaver
Durata: 116 minuti
Data d'uscita: 2002
Voto: 6

DISCO 1
1. Intro - The Ceremony Opens - 2. Lord Abortion - 3. Ebony Dressed for Sunset - 4. The Forest Whispers My name - 5. Cthulhu Dawn - 6. Dusk and Her Erace - 7. The Principal of Evil Made Flesh - 8. Cruelty Brought Thee Orchids - 9. Her Ghost in the Fog - 10. Summer Dying Fast - 11. Interlude - Creatures that Kissed in Cold Mirrors - 12. From the Cradle to Enslave - 13. Queen of Winter, Throned

DISCO 2
1. Born in a Burial Gown (The Polished Coffin mix) - 2. No Time to Cry (Sisters of No Mercy mix) - 3. Funeral in Carpathia (Soundcheck Recording) - 4. Deleted Scenes of a Snuff Princess - 5. Scorched Earth Erotica (Original Demo(n) version) - 6. Nocturnal Supremacy (Soundcheck Recording) - 7. From the Cradle to Enslave (Under Martial Rule mix) - 8. The Fire Still Burns
 
RECENSIONE












Dopo tanti anni di carriera fatta di polemiche, insulti (dati - vedi Gods of Metal 2001, ricevuti - vedi qualsiasi altro episodio che li riguardi) e tanti dischi arriva il momento del primo live per i vampirelli albionici. A dire il vero uno pseudo live c'era già, Sodomizing The Virgin Vamp, ma non si trattava di una vera e propria uscita ufficiale ed oltretutto la registrazione era quanto di più osceno ci si possa aspettare da un disco dal vivo. Questo Live Bait For The Dead giunge finalmente a completare il tassello mancante nella discografia della band inglese e paradossalmente, per una band che è sempre stata infamata per il suo atteggiamento da superdivi di plastica, si presenta come uno dei live più genuini attualmente in circolazione. I ritocchi in studio infatti sono piuttosto limitati e questo ci permette di gustare lo show nella sua totalità, con le piccole pecche che di tanto in tanto caratterizzano le esecuzioni dei brani, con quel sound un po' sporco e le urla del pubblico a fare da contorno. Nonostante l'esplosione commerciale avvenuta con Midian (quasi due milioni di copie vendute, così si vocifera) questo concerto registrato a Nottingham ci fa capire quanto in realtà la band sia ancora attaccata alle sue radici, proponendo spesso e volentieri brani storici della propria discografia oltre, ovviamente, alle nuove "hits", a mio parere i pezzi più ruffiani e meno convincenti che Dani & soci abbiano mai tirato fuori. Ma abbandoniamo qualsiasi pregiudizio di sorta nei confronti di una band che nel bene o nel male ha fatto la storia del black, contaminandolo con una moltitudine di elementi e stilemi gothic e un approccio quasi heavy e osserviamo quello che ci propone questo doppio disco.
Nel primo cd troviamo il suddetto concerto, che ci mostra un gruppo in perfetta forma e finalmente affiatato anche coi nuovi elementi (chi era al Gods 2001 ricorderà le imbarazzanti prestazioni di Erlandsson e Martin), capace, sul palco, di divertire e divertirsi allestendo uno show di tutto rispetto. Certo è difficile riproporre un live dei Cradle of Filth privandolo dell'aspetto forse più importante, quello visivo, ma ascoltare con quanta energia i cinque musicisti vadano a suonare brani ormai proposti da anni come Dusk And Her Embrace o Summer Dying Fast è un vero piacere. Soprattutto un'ottima occasione per ascoltare questi piccoli capolavori che hanno ormai fatto la storia, finalmente in versione live; ritroviamo così ben tre brani dal primo album, oltre a Summer Dying Fast ci sono The Forest Whispers My Name e la title track, per la gioia dei fans di vecchia data. Immancabile anche Cruelty Brought Thee Orchids, diventata un vero e proprio simbolo in pochissimo tempo e la più smaliziata From The Cradle To Enslave, primo vero grande passo verso il mainstream. Per fortuna a ricordarci le origini della band ci pensa la conclusiva Queen of Winter, Throned, per chi scrive uno dei pezzi più belli mai prodotti dal gruppo.
Il secondo disco è la classica chicca (o minestra riscaldata) per i fans: una serie di remix, vecchi brani, soundcheck e cover che non aggiungono né tolgono assolutamente nulla al disco (a parte qualche euro in più) e che non faranno di certo da traino per chi si avvicina ai Cradle per la prima volta ed è interessato ai vecchi lavori. Resta comunque un disco fondamentale per i fans, due ore di materiale sono veramente tante e c'è da scommetterci che non deluderanno.
 


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