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Scritto da: Giancarla Vietti | Discuti sul FORUM
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Petra e i suoi ultimi abitanti: i beduini
Dentro una città e dentro un popolo affascinante e selvaggio

Dalla conquista romana agli ultimi abitanti beduini

Durante il viaggio verso Petra, iniziamo a respirare le sue atmosfere e apprendiamo la sua storia. La guida locale giordana, che ci accompagna, spiega che, anticamente, i Musulmani non furono interessati a Petra, perché essa non era sulle vie del pellegrinaggio. Essa interessò, invece, i Romani che aspiravano ad accedere al commercio delle spezie, senza intermediari. La guida ancora racconta che, all'epoca, Adriano, per conquistare più facilmente Petra, usò questo stratagemma: ne indebolì la potenza commerciale, spostando a mano a mano, più a nord l'itinerario delle vie carovaniere. Sui testi ( "Petra: splendori della civiltà Nabatea." Ed. White Star) è documentato che nel I sec. a. C. e nel I sec. d. C. si assistette allo straordinario sviluppo di questa civiltà. Tuttavia risulta che, ad un certo punto, cominciarono ad emergere segni di inversione di tendenza, già molto prima della conquista romana e, forse, al di là di essa, poiché, ad es., per i traffici commerciali sul Mar Rosso si cominciò a privilegiare la rotta occidentale a discapito dello scalo di Petra e le carovane, sempre più spesso, prendevano percorsi più settentrionali verso Gerasa o Palmira. Tanto che la capitale fu spostata da Petra a Bosra, nella zona più a nord della Nabatea, cogliendo, comunque, un nuovo periodo di floridezza, dovuto anche alla coltivazione agricola, promossa da Rabbel II (70-106 d. C.), chiamato "colui che ha portato vita e libertà al suo popolo". Solo alla sua morte, il regno Nabateo perse la sua indipendenza ed entrò a far parte dei territori romani. E' probabile che non ci siano state grandi azioni militari, dal momento che, nella monetazione romana si trova la legenda Arabia adquisita e non capta,  come nel caso di terre conquistate con la forza. L'annessione fu, probabilmente, frutto di accordi diplomatici. La città fu chiamata Metropolis  e Petra Adriané, in onore di Adriano. Ma, dopo la risistemazione dell'impero di Diocleziano (284-305 d. C.) Petra viveva costantemente sotto la minaccia di tribù nomadi. Iniziò un periodo di decadenza, aggravato dal grave terremoto del 19 maggio 363 d. C. Dopo le Crociate, periodo nel quale fu qui realizzato un avamposto, ben presto però abbandonato, Petra rimase in mano agli abitanti del luogo, che vi si stabilirono in tende e cavità fino a tempi recenti, proprio cercando di trasformarla in un sicuro rifugio e, soprattutto,segreto.

I beduini ieri ed oggi

Petra, per secoli, fu, quindi, abitata dai beduini, semiti nomadi, che ne fecero il loro luogo di riferimento e di cui godettero la naturale accoglienza e la difesa logistica. Essi hanno sempre molto amato, ed amano, vivere nelle tende, meglio che nelle case. Nel secolo scorso, re Hussein offrì loro gratuitamente terreni vicini, in proprietà, perché lasciassero le rovine della magnifica città, di modo che essa potesse essere visitata liberamente. I beduini accettarono e da allora rimasero molto fedeli e riconoscenti allo stato. Tuttavia, ancora oggi, sono loro la fisionomia di questi luoghi. I beduini, qui, vengono definiti generosi, virili e, fisicamente, asciutti, magri, agili. Essi hanno carnagione scura, occhi neri, spesso sottolineati dalla polvere scura, chiamata kohl, che dona profondità allo sguardo, ma pare sia anche un disinfettante naturale. Vivono principalmente di latte, che ricavano dalla pastorizia, e di datteri. Le donne cucinano carni di montone, di cammella, di capretto o di cavallo sgozzati in occasioni di feste, preparano pasticci composti in vario modo dalla miscela di farina, latte, acqua, datteri, formaggio. Il latte può essere di capra, ma anche di dromedario, considerato, quest'ultimo, un nutrimento molto potente. La guida locale sottolinea che i beduini si assomigliano fra loro, poiché, vivendo in un loro mondo a parte, si sposano spesso nella loro cerchia di persone, nell'ambito della tribù. Il loro fisico è sottoposto dall'ambiente naturale del deserto e dal clima, a dura prova, e, anche se vi si sono assolutamente assuefatti, dai tempi più remoti,  tuttavia la vita media si aggirava, fino a poco tempo fa, circa intorno, e non oltre, ai 50 anni. La loro religione è quella musulmana, benché essi siano poco praticanti. Fosse solo per il fatto che si lavano raramente e non praticano le abluzioni. L'acqua qui è troppo preziosa, serve per altro. Ogni donna qui lo sa. Ed è proprio lei che cucina, pulisce, lavora, coltiva, fa ogni cosa. Fila e tesse tele rosse, brune e nerastre per realizzare tende di pelo di cammello. Essa, diffusamente, indossa il vestito nero, che spesso è segno di lutto o di vedovanza. In epoca pre-islamica, la donna era libera di decidere della propria persona, della sua vita e del matrimonio.

Il deserto e la poesia araba

Gli "ultimi Nabatei", come spesso vengono chiamati questi ultimi abitanti di Petra, fisicamente, sono molto agili sul cavallo, sull'asino, nella guida del dromedario. Pare siano stati, un tempo, abili nell'uso della spada, oggi sostituita, in parte, dalle pistole. Mammud, la nostra guida, di cui dicevamo sopra, delinea così il loro ritratto. Ancora ci dirà che essi, influenzati dal silenzio del deserto, sono inclini alla riflessione. Possono stare ore fermi, seduti a leggere poesie, staccati da ogni attività lavorativa. Si tratta di una tradizione culturale antichissima, che risale alla poesia araba pre-islamica e la rappresenta. Si tramanda che "la poesia è l'archivio degli arabi". Infatti, essa rimane la fonte più ricca di notizie della vita e cultura antica. In questa arte, gli arabi hanno sempre espresso al meglio il loro genio linguistico. L'amore è spesso oggetto di lettura:

"Uscimmo insieme, io camminavo e lei trascinava, sulle nostre orme, l'orlo di una veste errante
e quando oltrepassammo il recinto della tribù e giungemmo in una conca tra le dune intricate
afferrai le sue ciocche mentre si chinava su di me, sottile di vita e dalle gambe tornite,
slanciata, bianca, dalle giuste forme e con il seno levigato come uno specchio. "

 E ancora, in onore del proprio cavallo:

 "Partii di primo mattino, mentre gli uccelli erano ancora nel loro nido,
con un cavallo dal pelo corto, robusto, che vince le fiere,
attacca, fugge, affronta e insieme si ritira, come roccia compatta,
che la piena fa rotolare dall'alto,
baio, la gualdrappa gli cade a metà del dorso,
come pioggia che scivola sulla roccia;
malgrado la magrezza è impetuoso
e il suo nitrito, quando è pieno d'ardore,
è acqua che bolle."

 


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