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- Magic Gladius -
 
VII GIORNATA
 L'addio e l'anatra (protagonista: Kosmos)

Magic Gladius
 

L'addio e l'anatra

Gli occhi seguono uno dopo l'altro i passi che portano oltre la collina, oltre un ruscello dalle limpide acque. L'aria è piena di profumi e il vento abbandona il viandante all'incombere del sole che non concede alcun riparo. Il sudore preme sulla fronte e i capelli ne accolgono il tratto. In lontananza prende forma un'immagine che tante e tante volte Kosmos ha potuto scorgere: la casa della donna che ama. Il luogo in cui giace il corpo separato dallo spirito di una ragazza con cui aveva condiviso tutto.

Il cielo, ancora una volta immobile, la terra riarsa, gli alberi frondosi, la palla di pezza, ogni cosa sembra stare al suo posto, tutto tranne i pensieri del ragazzo. Non ha mai avuto il coraggio di varcare quella soglia. Oggi vorrebbe ricevere la forza che lei sapeva dare quando gli mancava il coraggio di andare avanti ma non riesce. Non riesce ad avvicinarsi, a guardarla. Nemmeno oggi entrerà in quella piccola stanza.

Kosmos - Pensando - "Oggi sono venuto un po' prima del solito... Beh sono qui per salutarti, vedi..." - Scuotendo il capo - "Volevo dirti che ho preso un decisione molto seria per la mia vita... Non resterò per sempre un pastore... " - Con un sorriso da cui traspare tristezza - " Eh, ho deciso di... di arruolarmi in fanteria. Lo so, lo so cosa stai pensando, è stupido, pericoloso, difficile ma... io ci ho pensato a lungo, tornerò..." - Senza convinzione - "Davvero! Molti dicono che chi si arruola in Cavesh lo fa perchè non ha nulla da perdere..." - Amaramente - "Eh eh eh... io, lo sai... ho tanto da perdere... te ad esempio... insomma, magari di colpo ti risvegli e... e non mi trovi al tuo fianco, ad aspettarti... cosa penseresti?" - Dopo un sospiro - "Insomma sono venuto qui per dirti che... che parto ecco... appena finito l'addestramento mi unirò alla prima armata diretta verso il fronte di Moyen... sì, viaggerò, conoscerò il mondo e quando tornerò... avrò tante cose da raccontarti! Non ti immagini nemmeno quante! Dovrai chiudermi la bocca perchè ti assicuro che parlerò all'infinito!" - Guardando  verso il basso - "Vado, ho chiesto a Treka di venire a controllare tutti i giorni che tu stia bene, è una cara vecchietta, se avrai bisogno di qualcosa chiedi pure a lei... a presto, il mio pensiero sarà sempre rivolto a te... " - Con gli occhi lucidi - "Comunque non ti preoccupare e... non essere gelosa perchè... perchè penserò solo a te..." - Disperato - "Addio..."

Mentre risale la collina, le mani del ragazzo tremano come foglie, cerca di tenerle ferme ma non ci riesce. Non si tratta di paura della guerra, quella non la conosce ancora... è il fatto, la certezza di perderla, di non rivederla più aprire gli occhi. Mentre volta la testa indietro con fare affranto, i suoi pensieri corrono all'impazzata, e cadendo, si frantumano in mille supposizioni.

Kosmos - Pensando - "Con chi parlavo? Lei non mi poteva sentire. Ho parlato con il vuoto, con un corpo inerte. Ho mentito al vento, ingannato il silenzio... io non tornerò, senza te non ho più nulla da perdere, non so nemmeno se è possibile che tu ti ricongiunga al tuo corpo... e anche se fosse, dopo tanto tempo non so se vorrai ancora mescolare il tuo amore con il mio. Parto. Vedi, mi sono sentito utile a qualcuno di recente, ho aiutato una bambina, una sensazione che non provavo da  tempo. Poi l'hanno portata via. Ho sofferto. Devo trovare l'uomo che l'ha presa. Combatterò. Si, probabilmente morirò ma non importa ormai. La mia vita è fatta di giornate tutte uguali l'una all'altra, non saprei distinguerle in alcun modo, a che può portare vederne altre e altre ancora? Quando c'eri tu era diverso, ogni cosa aveva un perchè, tutto si tingeva di dolci note, ora nulla ha più un verso, una direzione. Viaggiare forse mi farà crescere, diventare forte... come dicono gli Uomini Liberi di Montrak? 'Difenderò ciò che non ha difesa'..."

Detto questo, il passo, prima incerto, si fa più rapido ma dietro al ragazzo si disperde silenziosa una scia di lacrime che pian piano liberano il passato imprigionato nel cuore. Lo stomaco si stringe, i muscoli delle braccia si irrigidiscono ma il cammino continua, senza sosta, senza ripensamenti. Non è il caldo ma il solenne peso di una decisione difficile a far sembrare ancora una volta densa l'aria e umido il respiro.

Poco più in là, di fronte al ruscello, senza un motivo apparente, una piccola anatra inizia a seguire il ragazzo; si muove con passo goffo e impacciato, perde sangue, ha una zampa ferita. Il ragazzo non ci fa caso ma l'animale, anche se a fatica, continua a seguirlo agitando le ali, senza emettere alcun suono. Arrivato al villaggio, Kosmos si accorge che la gente intorno lo guarda di sottecchi se non addirittura con sorrisetti di scherno. L'anatra a stento si regge ritta sulle zampe ma è ancora là, lo ha seguito per tutta quella strada.

Kosmos - Indispettito - "Va via anatra! Sparisci! Via!"
Popolani - "Ah ah ah! Guardate il guerriero che parte con il suo fido scudiero!" - "Attento a non spaventare troppo il nemico!" - "Buffone!"
Kosmos - Calciandola - "Non è mia!"

L'anatra, colpita, si ferma allora in una posa irreale. Ruotato il collo verso destra, smette di agitare le ali e inizia a fissare Kosmos con i suoi occhi neri, senza muovere un muscolo. Il giovane si allontana ma dopo pochi passi si volta di nuovo. L'anatra è là che lo fissa ma non lo segue più.

Kosmos - Pensando - "Assurdo, che fa quell'anatra?"

Ottenuta l'attenzione del ragazzo il piccolo essere che aveva retto fino a quel punto, stramazza a terra esausto. Qualcosa dentro a Kosmos scatta.

Kosmos - Pensando - "E va bene ho capito. Non riesco proprio a fare a meno di commuovermi... Anche di fronte ad una stupida anatra!"

Il ragazzo decide così di prenderla in braccio e di portala con se. Quasi a voler compensare l'assenza della bambina di pietra che pur nella sua immobilità statuaria gli aveva trasmesso qualcosa di importante. Nel frattempo i popolani che prima quasi nascondevano il loro divertimento scrosciano in sfacciate risate tanto che Kosmos, rosso dalla vergogna, inizia a correre via. Scappa in direzione della carovana militare.

Così il futuro soldato esce dal villaggio dove  per tanti anni aveva vissuto. Con un'anatra in braccio, dileggiato dalla folla. La stessa folla per cui di lì a poco avrebbe probabilmente versato il suo sangue fino a coprire il terreno di rosso, le stesse persone a cui avrebbe regalato il suo unico bene: la propria vita.

CONTINUA...

 

 
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