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- Magic Gladius -
 
IX GIORNATA
 Sabbia, sale e sudore (protagonisti: Kosmos, Loug e Aran)

Magic Gladius
 

Sabbia, sale e sudore

Duecento uomini. Una distesa di sabbia e acqua si perde di fronte ai loro sguardi attoniti. Polvere e polvere arriva fitta ai loro occhi: la costa di Almuth. Il sale depositatosi sulle loro orecchie e sul resto del loro corpo secca la loro pelle. Il sole è impietoso e fa riflettere i flutti del mare.

Chi cadrà a terra riceverà un segno negativo, chi arriverà ultimo riceverà un segno negativo. I cadetti con il maggior numero di segni negativi avranno in Cavesh i posti in prima linea: ciò equivale a morire nei primi trenta secondi di battaglia. Le successive quattro fila hanno invece più fortuna, in caso di vittoria, una probabilità su due di arrivare al termine della pugna.

Kosmos corre tra loro. Ad aprire la strada e a stabilire la partenza c'è un lefuo, cavaliere pedestre ad armatura leggera. Un nobile. La sua armatura è lucente nella parte posteriore per dare la direzione agli occhi attenti della fanteria, coperta di grasso scuro nella parte anteriore per non essere individuato dal nemico. Un buon lefuo può guidare un'armata durante un assalto a velocità sostenuta anche in sentieri impervi; il nobile mostra la via, la strada più praticabile, ma al momento dell'impatto si ferma e lascia andare avanti i soldati.

In fase di primo addestramento il lefuo corre senza la spinta della sua armatura. Essendo un allenamento il percorso viene selto tra i più impervi possibili. L'obiettivo è temprare resistenza e riflessi di ciascuno dei presenti. La corsa ha inizio. I piedi nudi sprofondano goffi nella sabbia, il ritmo è forsennato e tutti cercano di mettere in mostra le rispettive abilità dando libero sfogo alla potenza delle gambe. Tutti i muscoli dei presenti si muovono a forzare l'attrito del terreno.

Poco dopo il lefuo accelera il passo e prende a correre dove l'acqua supera le ginocchia. Qualche istante dopo i primi cominciano a rallentare e a cedere il passo; tra quelli che non cedono c'è Loug, il ragazzo che aveva fatto cadere a terra Kosmos pochi giorni prima. Corre, silenzioso, imponente, con un movimento continuo che non cede a variazioni; mentre gli altri sbraitano a bocca aperta le sue labbra sono serrate, il suo sguardo intento a fissare i calzari lucenti dell'istruttore.

Ad assistere alla selezione c'è la delegazione di Montrak appena giunta ad Almuth. Aran in fondo al lungo percorso fissa Loug quasi perso nella scena: duecento uomini che sollevano pietrisco e schizzi fino a sentire i polmoni scoppiare. Alcuni in fondo all'assembramento cadono a terra stremati mentre i controllori rilevano i demeriti. Chi viene calpestato o ferito viene rimesso in piedi a forza e costretto a correre ancora.

In testa c'è Kosmos, abituato dal padre fin da bambino a correre tra le rupi che separano Darra dal deserto. Ieri inseguiva capre e cavalli, oggi un lefuo: si muove così velocemente che riesce quasi ad avvicinare l'istruttore. Accortosi della vicinanza il lefuo non vuole sfigurare di fronte alla delegazione di Montrak; decide quindi di guidare il gruppo verso alcuni scogli coperti da alghe viscide. Sulle rocce bagnate molti cadono ma non Kosmos che con agilità felina salta a rapidi balzi i tratti più insidiosi. Quelle piante non sono così differenti dai lunghi filamenti di erba bagnata delle scoscese colline della sua città natale.

Mentre Kosmos avanza sempre più deciso, Loug cade invece addosso ai compagni e con grande fragore solleva una gran quantità d'acqua; di lì a poco arriva la guardia che cerca di tirarlo in piedi strattonandolo ma ancora prima di poterlo toccare, un possente braccio emerge e a gran velocità e lo afferra al collo. Alla guardia manca il respiro, le orbite stringono alle estremità e il suo viso si tinge di un sanguinolento rosso intenso. Manca poco. Sta per svenire ma la presa cede. Di fronte allo sconcerto dei presenti, il gigante che fino a poco prima aveva mantenuto un atteggiamento impeccabile mostra tutta la sua aggressività. Un urlo feroce come quello di un orso ferito gela i presenti ancor più allibiti.

Dal ruggito si evolve un passo, un altro e un altro ancora. Loug che aveva perso terreno si mette a correre con incredibile decisione e strizzando gli occhi riesce a portare la sua mole di fronte a tutti i cinquanta uomini rimasti in gara. Alla pari con Kosmos. I due si guardano e mettono entrambi anima e corpo per raggiungere il punto di arrivo prima dell'altro, entrambi sono allo stremo delle forze, respirano a spasmi irregolari ma la forza di volontà si fa più grande dei limiti che il corpo impone loro.

Le vene si gonfiano sul viso, le smorfie tendono i loro allunghi al traguardo. Molti strattoni, ancora pochi passi. Pare di poter toccare il lefuo fino a quando con un balzo, quest'ultimo raggiunge l'arrivo e ferma la competizione. Gli basta alzare un braccio e con un'onda d'urto sconvolge il terreno facendo rovinare a terra tutti quanti. La rivalità tra Kosmos e Loug non vede così esito ma entrambi, per aver 'infastidito' il lefuo, vengono puniti con parecchi demeriti.

Nel frattempo, in lontananza, Aran commenta la scena con il responsabile del campo: il tracotante Wetes.

Aran - "Chi sono i cadetti in prima posizione Wetes?"

Wetes - "Due nuovi arrivi, stiamo selezionando i più resistenti per stabilire l'ordine nelle fila d'assalto... una normale procedura..."

Aran - "Voglio conoscerli, se mettono tanto spirito in una competizione d'allenamento che faranno in battaglia?"

Wetes - "Permettetemi di dire che vi sbagliate. Sono quelli i soldati che scompongono l'esercito in cerca di glorie personali, di solito perdono la vita poco dopo aver messo piede in campo. Ne ho visti di massacri per farmi abbagliare da..."

Aran - Continuando a seguire Kosmos e Loug con gli occhi - "Quante?"

Wetes - "Quante?"

Aran - "Si... quante volte siete stato in prima fila?"

Wetes - Indispettito - "Ma che importa? Non ci sono mai stato, nemmeno i lefui rimangono in testa all'armata al momento dell'impatto! Ho comunque visto più battaglie di te bifolco di Montrak!"

Aran - Impugnando lo scudo con fare minaccioso - "Ogni scheggiatura del mio scudo corrisponde ad un assalto dove io ho aperto le fila e caricato uno stuolo di soldati... Se non li apprezzate portate a me quei due e anche tutti i soldati con più demeriti, li allenerò personalmente ed entreranno nella mia armata."

Wetes - "Cosa? Non è possibile. Siamo solo alleati non è previsto altro che protezione reciproca! E per quanto mi riguarda non ci serve nemmeno quella!"

Aran - "Behem ha dato ordini scritti che comprendono la vostra totale collaborazione anche in termini di uomini a mia disposizione." - Indicando - "Se avete da ridire Methymna è da quella parte... Nella vostra capitale saranno felici di sapere che contravvenite alle disposizioni di un generale."

Wetes - Andandosene infuriato - "Fate come dice... Siamo nelle mani di un lurido animale di Montrak..."

Un'ora dopo Kosmos, Loug e i più carenti soldati dell'accampamento si trovano in uno stretto cerchio attorno ad Aran. Molti di loro hanno malattie o menomazioni.

Aran - "Ascoltatemi, sarò io d'ora in poi il vostro punto di riferimento." - Ricordando le parole del druido - "Per me non siete altro che esseri diversi, non nutro alcun rispetto nei vostri confronti... I nostri popoli sono alleati e io vi farò diventare veri guerrieri anche se ciò dovesse costarvi la vita. Scordatevi le mollezze di Sollus."

Kosmos - Biasbigliando - "Mollezze?"

Aran - "Imparerete a dormire senza coricarvi, a non avere cedimenti fino alla morte e soprattutto a... capire fino a che punto il dolore farà la differenza tra la vita e la morte. Se voi foste miei fratelli vi chiederei di scegliere se rimanere o andarvene... ma non lo siete e come io non ho scelto di essere qui voi..."

Kosmos - Con arroganza - "Un momento... Non voglio servire Montrak ma Sollus!"

Aran - "Quando io parlo faresti meglio a stare in silenzio cadetto... sono il tuo futuro comandante, da me dipenderà la tua vita e quella dei tuoi compagni... ricordalo."

Kosmos - Voltatosi per abbandonare il cerchio - "No, io non ci sto. Addio."

Aran - Estraendo la spada - "Torna al tuo posto o riuscirai a servire solo i vermi al banchetto della tua sepoltura."

Nel dire questo Aran scruta meglio lo spavaldo ragazzo e si accorge che ha un dito monco. Per un attimo il suo sguardo rimane come sperduto. Una strana sensazione. Sisal l'aveva predetto: "Quando ti troverai di fronte a lui tu saprai. Se guarderai con gli occhi dello spirito non avrai dubbi".

Aran - "Come ti chiami soldato?"

Kosmos - Con tono seccato - "Kosmos..."

Aran - Accennando un sorriso - "Bene Kosmos, ho deciso che tu seguirai l'addestramento anche mentre i tuoi compagni dormiranno, riposerai la metà del tempo... ti piace l'idea? Portatelo alla mia tenda, se fa resistenza legatelo."

Kosmos - Trascinato a forza - "Non puoi farmi questo bastardo cane di Montrak! Non puoi!"

I rimanenti volgono il loro sguardo in silenzio verso il basso. Hanno capito di non poter disobbedire. Tutti tranne Loug.

Loug - Con voce possente - "Fermatevi! Dove va lui vado anche io. Sono suo fratello!"

Aran - "Ma davvero? Bene, che anche questo bestione venga legato e portato con il fratello."

Kosmos - A bassa voce - "Che ti è saltato in mente dannato idiota? Almeno tu potevi risparmiarti di..."

Loug - "A te che importa? Abbiamo un conto in sospeso... dobbiamo misurarci ancora."

Kosmos - Innervosito - "Non capisci che non è un gioco? Quello ci farà a pezzi!"

Loug - "Da oggi saremo fratelli, dove andrai tu anche io ci sarò..."

Kosmos - "Sei un... dannazione, forse hai ragione, litigare non ci aiuterà..."

Al calar del sole, all'interno della tenda Aran si mette di fronte ai due con sguardo severo e mani dietro la schiena. Il fuoco brucia scoppiettando e il rappresentante degli uomini liberi vi appoggia sopra le mani. Sembra sempre più pallido e fuori forma.

Aran - Determinato - "Vi allenerò come nessun essere umano potrebbe sopportare. Vi forgerò taglienti come metallo, resistenti come la roccia, imprevedibili come l'acqua..."

Kosmos - "E come potremo dormendo la metà degli altri? Dove troveremo le energie?"

Aran - Dopo aver allentato le catene abbastanza da poter camminare - "Vi farò avere tutta l'energia che vi servirà... al momento opportuno. Ora voglio che trasportiate quei massi là fuori in cima alla collina. Avete una notte di tempo. Muovetevi!"

L'anatra, che si trovava nei paraggi, è guarita ed osserva la scena silenziosamente. I due si incamminano verso il grande cumulo di rocce. Kosmos superato l'astio iniziale comincia a parlare più liberamente e a tessere un'amicizia che diventerà salda come la medesima catena che lo lega al compagno.

CONTINUA...

 

 
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