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- Todorov e la deriva identitaria -
 

Tzvetan Todorov

TOTALITARISMO, DEMOCRAZIA E DERIVE DI QUEST'ULTIMA

Secondo Tzvetan Todorov il totalitarismo è un male passato, ma le cui fondamenta sono ancora ben presenti nella nostra società. Come egli stesso afferma nel suo saggio "Memoria del male, tentazione del bene", si può vincere il male ma non estirparne le radici. È quindi pensando che il male passato potrebbe sempre riaffiorare, in un modo o nell'altro, che dobbiamo guardare al futuro.
Le nostre democrazie liberali non sono l'idea del bene sulla Terra, e neppure sono esenti dal male. Per spiegare perché il totalitarismo si diffuse così largamente nel XX sec. Todorov illustra prima le caratteristiche dei due grandi regimi del Novecento, democrazia e totalitarismo, e in seguito li mette a confronto. Successivamente ricorda che gli stessi motivi per cui il totalitarismo prese consistenza in passato sono tuttora presenti nell'odierna società.

DEMOCRAZIE LIBERALI

Cos'è una democrazia? Todorov risponde alla domanda affermando che una democrazia moderna è un sistema politico che assicura ai suoi cittadini due principi, già enunciati da John Locke nel XVII sec. ed articolati da Benjamin Constant nel 1806: l'autonomia della collettività e l'autonomia individuale.
L'autonomia della collettività è ben rappresentata dal principio per cui "la collettività vive sotto leggi che essa stessa si è data, e che può medicare quando lo desidera", come dice Todorov. Questo principio deve comunque esser limitato dall'autonomia individuale in quanto, come spiega Locke "non bisogna mai presumere che il potere della società si estenda al di là del bene comune". La congiunzione di questi due principi insieme ad un terzo, quello di origine giusnaturalista secondo il quale l'idea stessa di giustizia è insita in ogni essere umano, fondano la base portante delle democrazie liberali moderne.
Per assicurare ai cittadini l'autonomia della collettività la democrazia utilizza il postulato dell'uguaglianza dei diritti , secondo il quale la legge è uguale per tutti, indifferentemente dallo stato sociale di ogni individuo. Si può notare sotto questo punto di vista come le democrazie reali siano imperfette.
Invece per assicurare l'autonomia individuale, che concerne la vita privata, usa il pluralismo, adottando l'idea secondo la quale la pluralità assicura l'autonomia. Lo stato quindi divide il teologico dal politico, il privato dal pubblico e il politico dall'economico. La politica obbedisce anch'essa al pluralismo: innanzitutto il cittadino è protetto da delle leggi contro ogni azione presa nei suoi confronti da chi detiene il potere. Si viene quindi a creare quella ulteriore suddivisione tra diritto e potere, incarnati dai poteri esecutivo e legislativo. Deve essere inoltre presente una pluralità di partiti politici tra i quali il cittadino può scegliere. Infine anche i mezzi di diffusione dell'informazione devono essere plurali per sfuggire alla tutela politica.
Il pluralismo però è a sua volta limitato: lo stato non accetta pluralità nella concezione di violenza e condanna ogni forma di quest'
ultima: lo stato no impone alcun ideale di buona vita, ne esclude solo alcuni che vanno contro i suoi principi.
Certo però nella democrazia non tutto è perfetto. La pluralità di cui la nuova società si fa ambasciatrice porta spesso con sé alcuni effetti collaterali. Il più diffuso è la propagazione della società di massa, società quest'ultima portata da un indebolimento del legame sociale che fa venir meno l'interazione sociale. Lo spazio pubblico si restringe e di conseguenza l'individuo, come avviene nelle società individualiste, si sente estraniato e isolato psichicamente. Come dice Todorov gli stati democratici sono popolati da "solitari infelici". Altra causa che concorre alla formazione delle società di massa è la perdita di valori comuni a cui far riferimento, cominciata col dissociamento tra Chiesa e stato, precedentemente collimanti, e la secolarizzazione del Paese, con la conseguente perdita del sacro. Tutto ciò acuisce il disagio di vivere dei cittadini.
Queste sono le più ricorrenti critiche alle democrazie nel XX sec. che verranno riprese in seguito dai partiti totalitari che cercheranno di rimediarvi in modo radicale.

PERCHÉ IL TOTALITARISMO SI È DIFFUSO IN SENO ALLA DEMOCRAZIA

Per definire il totalitarismo Todorov lo confronta con la democrazia.
Il regime totalitario si oppone punto per punto allo stato democratico. Il principio dell'autonomia dell'individuo viene eliminato a favore della collettività. "Non è più l'io [...] che in questo caso è valorizzato, ma il noi di gruppo". Il pluralismo, che assicura questa autonomia, viene anch'esso scartato e rimpiazzato dal monismo. Cade la divisione tra vita pubblica e privata in quanto l'
individuo deve rendere conforme alle regole la totalità della sua esistenza. Il monismo viene applicato a tutta la sfera pubblica. Il totalitarismo sottomette l'economia alla politica e alle sue esigenze; sottomete e sopprime i partiti instaurando un regime a partito unico; è contrario alle religioni, a meno che facciano atto di vassallaggio nei suoi confronti; crea una gerarchia sociale al suo interno; controlla i media e non permette la libertà di espressione.
Il totalitarismo condanna ogni libertà di pensiero e d'azione in quanto solo il partito può aver ragione. La fedeltà deve essere data al puro potere, incarnato dalla figura del capo. Inoltre i regimi totalitari affermano di voler mantenere l'autonomia della collettività, ma di fatto lo fanno solo sulla carta in quanto il potere non viene affidato al popolo ma ad una stretta cerchia elitaria, sottomessa anch'
essa al volere del capo. Afferma l'uguaglianza di fronte alla legge, ma instaura una società basata sulla gerarchizzazione e i privilegi.
Presentato in questo modo pare impossibile che i regimi totalitari abbiano preso piede così facilmente in passato. Eppure è così. Come può essere?
La verità è che i regimi totalitari, oltre a utilizzare appieno il suo carattere fittizio e illusorio per far presa sul popolo, differisce dalla democrazia anche per altre ragioni. Esso soddisfa il popolo laddove lo stato democratico non riesce: "Il totalitarismo contiene una promessa di pienezza, di vita armoniosa e di felicità. È vero che non la mantiene, ma la promessa rimane lì, e si può sempre dirsi che la prossima volta sarà quella buona e che si verrà salvati". La democrazia non contiene alcuna promessa del genere.: essa spinge la popolazione a cercar da sé la felicità. Ma in una "mondo disincantato", per riprendere un espressione di Weber, come quello del Novecento la gente ha bisogno di sicurezze, di una promessa di salvezza. Il totalitarismo può dare questa promessa. Esso promette la felicità a tutti e, riunendo le idee di stato e teologia, si presenta come una dottrina salvifica, un utopismo, cioè una forma di millenarismo. Si tratta di un millenarismo ateo in quanto si ripromette di creare una società perfetta senza l'aiuto di Dio. L'utopismo però porta ineluttabilmente alla violenza in quanto "pur sapendo che gli uomini sono imperfetti, tenta di instaurare la perfezione qui e ora". Insomma, il totalitarismo porta ai "solitari infelici" una promessa di appartenenza a una società perfetta costruita sulla Terra.
La base di questa "religione senza Dio" è una dottrina che sembrerebbe avere più punti in comune con la scienza piuttosto che con la
religione: lo scientismo. Questa dottrina afferma che la struttura del mondo, assolutamente coerente, può essere compresa interamente dall'uomo grazie alla scienza. Se questa scienza può scoprire tutti i risvolti del nostro mondo esse dovrebbe quindi riuscire a modificare i suoi processi grazie alla conoscenza di questi stessi. Nulla vieta quindi agli scienziati, attraverso le scienze empiriche, di "creare un uomo nuovo, una specie libera dalle imperfezioni della specie iniziale", come scrive Todorov. Lo scientismo riconferma il monismo in quanto se i fini ultimi dell'individuo e della società sono i risultati della scienza non ci potrebbero essere più concezioni del giusto: "il falso è impietosamente scartato [...] e non c'è posto per numerose concezioni del vero, ogni appello al pluralismo è fuori proposito: solo gli errori sono molteplici, mentre la verità è una sola".
Lo scientismo basa le sue teorie sulle conoscenze scientifiche, ma appartiene alla famiglia delle religioni, non a quella delle scienze, in quanto il suo postulato iniziale (la possibilità di conoscenza della realtà) e finale (la trasformazione della realtà mediante la conoscenza) sono indimostrabili; Todorov ricorda quindi che lo scientismo esige un atto di fede. Fede, questa, che viene accolta volentieri in un periodo di scetticismo religioso qual è il XX secolo.
Totalitarismo e democrazia sono in contraddizione quanto lo sono scientismo, dottrina di base del primo, e umanesimo, dottrina di base della seconda. La democrazia e l'umanesimo non puntano all'instaurazione di una società perfetta poiché conosce l'ambivalenza dell'anima umana. Il male fa parte della natura dell'uomo e non potrà mai essere totalmente estirpato. Todorov, in accordo con gli scritti di Pico della Mirandola, afferma che la presenza di bene e male nell'anima umana è data dalla libertà dell'uomo di fare le proprie scelte. Afferma inoltre che "La loro fonte comune è la nostra sociabilità e la nostra incompletezza, che fanno sì che abbiamo bisogno degli altri per assicurare il sentimento delle nostra esistenza". Evidente è da queste frasi il riallacciamento alla questione dell'atomizzazione sociale, derivata dal senso di estraniamento e incompletezza che consegue la pluralità, e quindi la libertà di scelta, propria delle società democratiche. I regimi totalitari pensano quindi di togliere la libertà di scelta agli uomini così da estirpare anche le stesse idee di bene e male presenti in ogni individuo. Infine umanesimo e scientismo si differenziano anche per la loro concezione degli scopi ultimi della società: secondo lo scientismo gli uomini come singoli individui sono solo dei mezzi, degli strumenti per raggiungere un fine che è il comando dell'umanità come insieme; secondo gli umanisti invece gli uomini non devono esser intesi come semplici mezzi, in quanto costituiscono essi stessi il fine ultimo di ogni società.
Detto tutto ciò si può capire perché un gran numero di persone furono affascinate in passato, e lo sono anche oggi sebbene in numero molto minore e meno apertamente, dai regimi totalitari. I pensatori del partito sono stati migliori psicologi dei pensatori della democrazia.
Lo stato democratico fa un errore pensando che tutto ciò che i cittadini vogliono siano comodità e beni materiali. Essi vogliono anche dei beni che trascendono la materialità: come scritto nel testo "vogliono che la loro vita abbia un senso,che la loro esistenza trovi un posto nell'ordine dell'universo, che fra loro e l'assoluto si stabilisca un contatto". Il totalitarismo lo ha capito prima della democrazia e ha attirato attorno a sé la popolazione interessata.

I PERICOLI PER IL FUTURO

Todorov afferma che il ricordo dell'orrore prodotto dal totalitarismo è ancora presente nelle menti dei paesi europei e dell'America, e molto difficilmente in un futuro prossimo si correrà il pericolo di una sua ricomparsa. Vero è che esistono tuttora piccole nicchie neonaziste e utopico-comuniste, ma la possibilità di una loro futura presa di potere è molto remota. Tuttavia egli ammette che vi sono e sempre vi saranno dei pericoli per la società democratica odierna. I pericoli maggiori sono le sue derive atte a "totalizzarne" alcuni aspetti.
La prima deriva di cui parla Todorov è quella identitaria, causata anche dal fenomeno di atomizzazione sociale: ogni cittadino dello stato presenta un'identità individuale e una collettiva. Il problema sorge quando l'identità collettiva diviene preponderante rispetto quella individuale. Lo stato non vuole che il singolo rinunci alla sua volontà a favore della comunità etnica, linguistica, religiosa a cui appartiene. Lo stato democratico non è uno stato naturale, non impone che i suoi cittadini possiedano caratteristiche comuni, a essi chiede solo che sottoscrivano uno stesso contratto. Ciò può talvolta creare frustrazioni. Consequenzialmente tali frustrazioni possono spingere l'
individuo a rimpiangere la comunità originaria e rafforzare i 'noismi' di cui parla Primo Levi, che tenterebbero di strappare allo stato privilegi per l'intera comunità, cosa che creerebbe intolleranze e ineguaglianze.
La seconda deriva è quella moralizzatrice: lo stato, confermando la pluralità dei cittadini, crea più istituzioni. Lo stato non si interessa di dire al cittadino ciò che è giusto, ma lascia che sia egli stesso a deciderlo, purché i mezzi per perseguirlo non vadano contro la legge. Ciò porta a una scissione tra politica e teologia che a sua volta porta a una stigmatizzazione della trasgressione della morale. In ultima analisi ciò condurrebbe l'intero paese a cercare di imporre il controllo sugli altri presentandosi come incarnazione del moralmente corretto e dando via all'equivalente moderno delle guerre sante.
La terza e ultima deriva è quella strumentale che consiste nel preoccuparsi solo dei mezzi per raggiungere uno scopo, senza preoccuparsi del fatto che tale scopo potrebbe non essere legittimo.
Esempio lampante è la costruzione della bomba atomica da parte di scienziati che solo dopo aver risolto i problemi tecnici legati alla creazione di quest'ultima si sono interrogati sugli effetti del loro lavoro. La società odierna guidata da questa 'dottrina dei mezzi', come in precedenza lo scientismo, tende a dimenticare il principio umanistico secondo cui lo scopo finale delle nostre azioni è sempre l'uomo e così facendo libera il campo alla propagazione delle altre due derive e, in ultima analisi, al totalitarismo. Non bisogna pensare a queste derive come a dei pericoli lontani dalla nostra realtà: Todorov spiega infatti nel saggio come si siano illustrate tutte e tre nella recente guerra in Kosovo: deriva identitaria da parte di serbi e albanesi, deriva strumentale e moralizzatrice, riunite quasi a formare un paradosso, da parte dell'occidente.
Bisogna quindi interrogarsi: in futuro il sistema democratico riuscirà a vincere queste deformazioni, o sarà piuttosto il contrario?

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