- Dark Tranquillity -
Immagine Album Track list
Dark Tranquillity - The Gallery The Gallery

Gruppo: Dark Tranquillity
Genere: Melodic Death
Etichetta: Osmose
Durata: 47:55
Data d'uscita: 1995
Voto: 8,5

1. Punish My Heaven - 2. Silence and the Firmament Withdrew - 3. Edenspring - 4. The Dividing Line - 5. The Gallery - 6. The One Brooding Warning - 7. Midway Through Infinity - 8. Lethe - 9. The Emptiness from wich I Fed - 10. Mine is the Grandeur... - 11. ...of Melancholy Burning
 
RECENSIONE



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Attorno alla metà degli anni '90 il death metal come fino a quel momento veniva concepito viene rielaborato in senso più sperimentale; in particolare in Scandinavia molti gruppi emergenti contribuiscono a ridefinire le caratteristiche del genere in senso più melodico e "ragionato", tanto dal punto di vista dei testi, quanto da quello prettamente musicale; il trend che ne viene fuori è infatti un particolare incrocio di ultraviolenza death (memore di Carcass, Death e compagnia) e sonorità più europee, vicine ora al classic metal alla Iron Maiden, ora alla tradizione folk della musica nordica o celtica. Il "melodic death metal", come viene in seguito ribattezzato, trova appunto in Svezia i suoi più esponenti più rappresentativi (tanto che si parla anche di Gotheburg-style) ; At the Gates (che nel 1995 se ne escono con un capolavoro come "Slaughter of the Soul") , In Flames (è del 1995 "The Jester Race") e Dark Tranquillity partecipano tutti, anche se per vie diverse, a definirne le coordinate: i primi con un sound melodico ma molto vicino ai Carcass e al thrash americano, i secondi mescolando riff tipicamente "maideniani" con suggestivi inserti acustici, i terzi imboccando la via forse più interessante, ossia fondendo tutti gli spunti sovracitati con elementi progressivi e sperimentali molto particolari. La caratteristica unica di questi musicisti è stata infatti l'evoluzione continua attraverso gli anni, che li ha resi una realtà assolutamente peculiare nel loro genere; partiti nella definizione piena del Gotheburg sound (di cui sono stati a tutti gli effetti gli esponenti più autorevoli) , i Dark Tranquillity hanno man mano affinato il proprio stile, compattandolo e sperimentando con soluzioni fino ad allora inusitate per un gruppo death; così, ad una prima fase propriamente melodic death, segue una svolta, segnata in particolare dall'album "Projector", in cui il death degli esordi subisce un cambiamento radicale: le canzoni si accorciano, i riff si fanno più corposi e le tastiere assumono maggiore importanza, al punto che la band non disdegna contaminazioni con l'elettronica. Questa evoluzione, iniziata con "Projector", prosegue con il meno interessante "Haven" e si consolida definitivamente con il recente, ottimo "Damage Done".
Nel 1995 i Dark Tranquillity, ancora vicini come sound ai loro colleghi svedesi, danno alle stampe un album che diventerà a tutti gli effetti un must nel suo genere; "The Gallery" è infatti il disco di death melodico per antonomasia, quello che ha reso famosi gli svedesi nel mondo e a cui centinaia di band si sono ispirate successivamente. Il disco è aperto dalla celebre "Punish My Heaven", probabilmente il brano più noto del gruppo, velocissima, sorretta da un raffinato lavoro delle due chitarre, i cui riff quasi tutti impostati su note alte costituiscono una caratteristica particolare di questo lavoro; la canzone scorre veloce, con la batteria che in vari punti tira sensibilmente avanti rispetto alle chitarre, fino ad un eccelso break in cui le dinamiche si fanno più soffuse, le ritmiche rallentano, le chitarre intrecciano fraseggi molto suggestivi che accompagnano il brano fino al suo compimento. "Silence and the Firmament Withdrew" è lenta e cadenzata, con ritmiche più intricate e ostiche, mentre nella splendida title-track, introdotta dalle chitarre acustiche, fanno la loro comparsa vocals pulite femminili, una caratteristica, questa, che ricorre in molti dischi dei Dark Tranquillity (vedere "Insanity's Crescendo" sull'album "The Mind's I" o "Auctioned" su "Projector") . La forsennata "Midway Through Infinity" è forse la canzone più ortodossa del lotto (anche se i riff sono tutt'altro che convenzionali) , sostenuta da tempi di batteria veloci e distruttivi, degnamente controbilanciata dalla lenta "Lethe", altro piccolo capolavoro del disco. La chiusura è affidata alla coppia "Mine is the Grandeur..." (Una strumentale per sole chitarre acustiche) "... Of Melancholy Burning", che in sé racchiudono l'essenza del sound dei Dark Tranquillity di allora, costantemente in bilico fra calma e rabbia, fra velocità e melodia. Un disco dalle soluzioni eleganti, magistralmente arrangiato e concepito.
 


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