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- Introduzione: Bracher e l'ideologia totalitaria -
 

K. D. Bracher

TOTALITARISMO IERI E OGGI

Siamo forse oggi, dopo aver vinto nazismo e stalinismo, alle soglie di una situazione pre-totalitaria? La sociètà totalitaria sulla quale il concorso ci chiede di scrivere non potrebbe costituire già da oggi una possibilità del futuro prossimo, in Italia, negli Stati Uniti d'America, in Pakistan ecc.? Noi vogliamo essere provocatori. Noi vogliamo cercare di evidenziare come e quanto il pericolo del totalitarismo sia ben vivo oggi. Parleremo dei caratteri della società totalitaria, ma non ne parleremo solo al passato ma anche al presente, volgendo lo sguardo a quello che ci attende, il futuro. Partiremo dunque dall'idea di K. D. Bracher, esposta in "Il Novecento secolo delle ideologie" e per continuare approfondiremo le osservazioni di storici che si interrogano sull'oggi in Occidente e nei paesi Asiatici.
A questo punto del nostro discorso alcune domande come: quando e dove nascono le ideologie e cos'è un'ideologia appaiono spontanee. La prima forma di ideologia che ci è pervenuta è quella della rivoluzione francese e dell'età napoleonica. Da allora continue ideologie sono andate formandosi fino a sfociare nelle più crudeli ed atroci da oggi noi conosciute, il nazionalsocialismo, il comunismo ed il fascismo portando allo scoppio del secondo conflitto mondiale ed in seguito con il formarsi dei due grandi blocchi (USA e URSS) alla guerra fredda durante la quale ambedue le parti ci davano una definizione totalmente contrastante su chi è il nemico di chi, e cosa è necessario e giusto fare per distruggerlo.
Senza essercene accorti abbiamo già dato una piccola e molto generale definizione di cos'è l'ideologia; per meglio approfondirla bisogna dire che, secondo lo storico Bracher, l'ideologia è il "tentativo di costruire sulla base di certe idee una Weltanschauung, una visione del mondo quanto più possibile ed organica e logica, e persino, a suo dire, scientifica, la quale serva a spiegare il mondo stesso e a cambiarlo in conformità a questi schemi precostituiti", e ancora "un sistema fideistico orientato all'azione, che serve sia ad interpretare la realtà che a giustificare le decisioni". Quello che sta alla base del l'ideologia e di conseguenza al sistema totalitario è riuscire a creare un sistema a partito unico nel quale viene professata e promulgata una verità assoluta, si illustra cioè che non si ha più bisogno di un'opposizione, non è più necessaria, e che il proprio partito, qualunque esso sia, "offre una forma superiore di sistema elettorale politico o amministrativo", come vedremo in dettaglio parlando del pensiero di Hannah Arendt.
Purtroppo, il concetto di verità unica ed assoluta come principio primo di legittimazione di una dittatura totalitaria del partito unico, sempre secondo Bracher (ed è proprio ciò di cui ci occuperemo) "compare ancora o di nuovo, anche dopo la fine dei sistemi totalitari di destra e di sinistra, riproponendosi ora [...] nei movimenti del cosiddetto fondamentalismo, cioè in una forma particolare e prevalentemente regressiva del totalitarismo e del radicalismo, che non solo nell'ambito degli Stati Islamici, ma anche [...] nel settarismo-cristiano (per esempio gli Stati Uniti d'America aggiungiamo noi) sviluppa un potere deduttivo e distruttivo e si contrappone alla democrazia liberale".
Secondo il francese Raymond Aron prima o poi tutte le idee politiche, sia di sinistra che di destra, sfoceranno in quella che noi chiamiamo ideologia, lo studioso, citiamo testualmente dall'opera di Bracher, afferma che "l'ideologia appare inevitabile, e in un certa misura è consustanziale al pensiero politico". Questo accade perché al giorno d'oggi fazioni terroristiche, ma anche cristiano-democratiche (come l'America del repubblicano George W. Bush) non lasciano una via di giudizio alternativa alla loro, il loro assetto repubblicano (per continuare a riferirci agli Stati Uniti d'America) non si limita solamente al campo politico ma degenera, non dando spazio ad altre forme di pensiero, ponendosi come unica fonte di verità e salvezza per il proprio Paese. Tutto ciò accade ancor più in quelle zone del mondo (Libano, Algeria, Sudan e così via) trasformate in serbatoi del fondamentalismo più violento dalla fame, dalla miseria, dall'odio nei confronti dello sfruttamento, dei paesi ricchi. In queste nazioni la religione è l'unico minimo comune denominatore tra tutti gli uomini, donne e ragazzi, e che è impossibile da strappare con bombardamenti, sparatorie, rapimenti, anzi forse è proprio così facendo che questa viene sempre più alimentata.
È da notare come nel film Fight Club inizialmente il personaggio circondato da inutili cose non si accorga di quanto la fede (una volta perso tutto) possa essere forte ed agitatrice delle masse, in un sottoparagrafo de "Il Novecento secolo delle ideologie" intitolato appunto "La fede totalitaria", Bracher espone la sua teoria secondo la quale: "dall'originario bisogno di fede, vissuto spesso con tutto il fanatismo [...] si passa poi, col tempo, alla carriera rivoluzionaria con la quale il fideismo e il vago idealismo si trasformano in un bisogno di potere non meno fanatico", e non è forse ciò che nel film il regista ci propone?

IL PUNTO DI PARTENZA

Se ha ragione Bracher, se il fondamentalismo è un rischio totalitario, e se ha ragione anche Todorov, secondo cui il totalitarismo attecchisce presso le società dei "solitari infelici", allora... Allora noi siamo convinti che ci troviamo sulla dinamite ideologica del totalitarismo in questo preciso istante. Siamo convinti che anche il cinema lo confermi, e che il successo tra i giovani di film come Fight Club ne sia un'ottima spia. Siamo convinti che il disagio della banlieu Parigina sia un altro segnale di tutto ciò, così come i suicidi di gruppo che si stanno verificando in Giappone. Tanti piccoli e dispersi segnali che testimoniano in modo sommerso (ma non poi troppo) che quello che manca oggi in Occidente, esattamente come 60-70 anni fa nelle grosse berlin di Hitler, sia il conforto che la comunità, il bisogno di uscire dalla maledizione dell'isolamento psichico e sociale. Il fondamentalismo, ne siamo convinti, può essere oggi (assolutamente oggi!) una nuova "evasione suicida" (per usare una espressione di Arendt) dalla estraniazione che ci sta divorando. Marx è morto; Hitler pure; Stalin è polvere, e così Pol-Pot; tuttavia il bisogno di comunità, che può esprimersi anche in visioni religiose e tradizionali della vita come quelle fondamentaliste, non è assolutamente morto. Tyler Durden, protagonista di Fight Club, è in cerca di una "chiesa"; i cristiani rinati o mujahiddyn possono dargliela! Sono finite le ideologie "laiche" (nazismo, fascismo, bolscevismo); non sono finite, e lo sapeva bene Bracher, le ideologie. E le ideologie fondamentaliste possono dar vita (non solo in quei mondi "primitivi" che sprezzantemente diciamo musulmani) a nuovi totalitarismi.
Di questo ci occupiamo, e vogliamo provocare, non semplicemente discutere e descrivere mondi che (eccezione fatta per qualche minoranza nostalgica) sono tramontati nel 1945 e nel 1991. Vogliamo provocare i nostri eventuali lettori. Riusciranno a capirci? Riusciremo a spiegargli? Spiegargli cosa? Che il totalitarismo c'è già. È dentro di noi. Nella nostra attualissima rabbia. Una rabbia che occorrerà imparare a riconoscere e controllare per non concludere la nostra vita alla maniera di Tyler Durden: facendo esplodere tutto.

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